Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Casalino linciato. Ma sui tecnici del Tesoro ci ha azzeccato

Il portavoce di Giuseppe Conte

Il comunicatore è indubbiamente scivolato su una buccia di banana. Ma di audio così ne ho decine dei suoi predecessori: dipende solo dalla confidenza che pensavano di avere con l'interlocutore. Il tema posto in modo un po' grezzo però è sacrosanto

franco bechis
  • a
  • a
  • a

Da una parte il portavoce della presidenza del Consiglio, Rocco Casalino. Dall'altra due giornalisti dell'Huffington Post del gruppo Repubblica (che negano). In mezzo un audio whatsapp con la voce del numero uno della comunicazione del governo: “Domani se vuoi uscire con una cosa che può essere simpatica, la metti che nel M5s comunque è pronta una mega vendetta. Lo metti come fonte parlamentare, però. C'è chi giura che se all'ultimo non dovessero saltare fuori i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a fare fuori una marea di gente del Mef. Non ce ne fregherà veramente niente, sarà un a cosa veramente ai coltelli, proprio. Nel senso che ormai abbiamo capito che Tria c'entra il giusto, c'entra relativamente. Il vero problema è che al ministero dell'Economia ci sono delle persone che stanno lì da anni se non da decenni e che hanno in mano tutto, tutto il meccanismo e proteggono il solito sistema e quindi non ti fanno capire tutte le voci di bilancio nel dettaglio in modo che si possa tagliare. Perché non è accettabile che non si trovino 10 miliardi del c..zo, perché non è che si sta parlando di 200 miliardi, ma di 10! Una manovra di 20-30 miliardi la fanno tutti i governi, non è niente di straordinario. Il fatto che c'è questa resistenza, fa capire che c'è qualcosa che non va. E quindi noi crediamo che tutto andrà liscio. Ma se per caso all'ultimo dovesse venire fuori 'Ah, i soldi non li abbiamo trovati'... nel 2019 ci concentreremo soltanto a fare fuori tutti questi pezzi di m..da del MEF”. L'ho messo integrale, e per altro chi volesse sentire quell'audio dalla viva voce di Casalino può trovarlo sui siti Internet dei nostri Corrieri. Casalino- portavoce del premier Giuseppe Conte- evidentemente ha pensato di potersi fidare dell'interlocutore trasmettendo questo messaggio informale ma aggressivo, e si è sbagliato di grosso visto che questo non solo non ne ha fatto l'uso che gli era chiesto, ma ne ha prima rivelato il contenuto a mezzo mondo, poi lo ha pubblicato perché lo conoscesse anche l'altra metà. Ed è nato un putiferio sia politico che mediatico, con chi dalle fila dell'opposizione ne ha chiesto subito le dimissioni e chi- molti miei colleghi- si è indignato sia per questo modo di comunicare che per il contenuto di quel messaggio. Mi è capitato di parlare con Casalino in questi anni e anche di discutere con lui su argomenti dove ognuno la pensava a modo suo. Il rapporto è stato corretto da una parte e dall'altra come dovrebbe essere quando si fanno i due mestieri che facciamo: io il giornalista, lui il comunicatore. Ero pure un po' inacidito nei suoi confronti perché mi è capitato di chiedergli sette- otto volte delle informazioni di servizio da quando fa il portavoce del governo e non una sola volta si è degnato di darmi una risposta. Non chiedevo delle cose strane, ma se quella settimana ad esempio andava o no in consiglio dei ministri questo o quel provvedimento, o- era il mio ultimo messaggio- se nominavano essendo a scadenza un nuovo commissario governativo per il terremoto o invece prorogavano chi c'era. Il mio mestiere è cercare informazioni, il suo sarebbe quello di rispondere a domande di questo tipo, e non facendolo non capisco che ci faccia a palazzo Chigi. Ho premesso questi episodi per dire che non ho benevolenza nei suoi confronti, anzi. Ma quando ieri ho letto l'indignazione generale sulle bocche dei politici per quel che avrebbe fatto Casilino, onestamente mi ribolliva il sangue per tanta ipocrisia. Sono abbastanza vecchio anche di mestiere da avere avuto rapporti con i predecessori di Casalino a palazzo Chigi, nei ministeri come in mille aziende pubbliche e private e posso dire che l'episodio che tanto scandalo ha dato non è l'eccezione, ma la regola nella comunicazione di questi anni. Magari qualcuno è più accorto e ti chiede di vederti di persona spifferandoti all'orecchio quel che non ti direbbe al telefono per paura di essere registrato. Altri lo sono meno e nella lunga consuetudine di rapporti magari scappa pure al telefono. Non conosco una sola verginella che possa scandalizzarsi per una vicenda come questa. Ed è grottesco ad esempio che lo abbia fatto ieri Repubblica in prima pagina quando la settimana prima aveva pubblicato un pezzo proprio su quell'argomento (i tecnici del Tesoro da mandare via) eseguendo esattamente quel che suggeriva di fare Casalino: attribuire quella volontà di epurazioni a fonti “parlamentari del M5s”. Ma anche in questo caso chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ero ai giardini del Quirinale il primo giugno scorso per il ricevimento annuale dove si festeggia la Repubblica italiana. Quel giorno aveva appena giurato il governo, e Casalino era stato nominato portavoce. L'ho visto inseguire i colleghi di Repubblica quasi fosse una missione e chiedere loro come si faceva a costruire un buon rapporto con quel giornale, che adesso gli interessava molto. Un a sorte di sindrome di Stoccolma che a dire il vero aveva già colpito gli immediati predecessori. Quel che dico dei portavoce posso dire di qualsiasi politico abbia mai conosciuto. Sempre in un colloquio ti infilano la cosa più succulenta o la malizia sull'avversario interno o esterno aggiungendo: “questo però non me lo attribuire”. E ogni volta hai due scelte possibili: fare lo scoop tradendo quella richiesta, e chiudere per sempre i rapporti con quella persona o decidere che ti è più utile il rapporto in futuro per avere notizie, accettando quindi di non attribuirgli quel che ti ha appena detto. Tutti i politici che ieri si sono indignati per Casalino hanno fatto la stessa cosa con me e quindi immagino con tanti altri colleghi. L'unica differenza è che non sono stati beffati dal giornalista con cui parlavano in modo non ufficiale. Ma c'è poi tanto da scandalizzarsi anche del contenuto di quella telefonata? Personalmente penso proprio di no. Credo che il problema principale di chi ha governato negli ultimi 20-25 anni è che non ha mai avuto in mano le leve di governo, perché restavano saldamente in altre mani che le stringevano nell'ombra: quelle di quegli alti dirigenti dei ministeri (e il Tesoro è il caso più clamoroso) che comandano sempre qualsiasi governo e programma ci sia. Una sorta di contropotere che si tiene unito ed è il vero potere che c'è in Italia. Sono tecnicamente preparati, ma non sono affatto dei civil servant: sono l'oligarchia che sostituisce la democrazia. Bisognerebbe davvero farlo lo spoil system all'americana: a ogni legislatura tutti via. Ma via, proprio fuori dai ministeri. Altrimenti non è possibile governare per nessuno. Ogni politico ha fatto grandi errori, è sicuro. Ma è quella tecnocrazia ad avere fatto cadere Silvio Berlusconi nel 2011, e sono gli stessi ad avere fatto cadere Matteo Renzi creandogli un trappolone sui decreti di risoluzione di banca Etruria e delle altre nel 2015 e poi disseminando di ostacoli la sua strada. Lui li aveva sfidati portandosi una vigilessa al vertice di palazzo Chigi, e in effetti era stato un po' troppo. Loro gli hanno dichiarato guerra e l'hanno vinta certo anche aiutati dai suoi errori politici. Un paio di settimane fa guardando dentro gli emendamenti del decreto milleproroghe ne vidi uno che ben conoscevo, che compariva per la terza volta e che realizzava l'ennesimo rinvio della fatturazione elettronica in un settore dominato da due multinazionali: il tax free shopping. Una lobby potente che era in grado di condizionare la politica e verso cui c'era scarsa attenzione perché il settore pure fatturando miliardi è poco noto. Ma l'emendamento era firmato dal Pd, forza di opposizione, e avrebbe avuto scarse possibilità di passare. Qualche giorno dopo i ministri che seguivano il milleproroghe si sono trovati per decidere quali emendamenti di maggioranza e governativi passare e quali invece potevano essere magari rinviati ad altro provvedimento. Nella cartella del ministero del Tesoro ne è spuntato uno proprio identico a quello del Pd, caro alla lobby di quelle due multinazionali. L'aveva chiesto il ministro Giovanni Tria? No, non ne sapeva nulla. L'aveva forse chiesto la grillina Laura Castelli? Macchè: è stata proprio lei a insospettirsi. Forse il leghista Massimo Garavaglia? No, anche lui è cascato dalle nuvole. Nessuna autorità politica ne sapeva nulla. Eppure l'emendamento è spuntato attribuito a tradimento proprio a loro. Chi l'ha infilato? Qualcuno dei dirigenti del tesoro, alla chetichella, senza dire nulla. Ecco, come portavoce fate quel che volete di Casalino. Ma quel che ha detto mica era una sciocchezza. Anzi, ha pienamente ragione. Andrebbe cambiata tutta quella struttura, e mandata a prendere il reddito di cittadinanza perché in quel ministero dopo essere sostituiti non dovrebbero mettere più piede.