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"E' finita l'epoca del Far West"

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Evandro Ceccarelli
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Che la firma del protocollo d'intesa sul rilancio delle ex Terme Inps tra Zingaretti e Michelini, all'auditorium di Valle Faul, sia stata poco più che un'occasione per le solite passerelle pre-elettorali è un fatto che non è sfuggito a nessuno degli addetti ai lavori. Ma la vera pietra miliare, sulla strada che dovrebbe portare all'edificazione della città termale, è oggi rappresentata dallo studio Piscopo, quello che il sindaco ha definito un “vangelo”. Ne è convinto anche l'imprenditore Fabio Belli, della società Freetime, quella che sta costruendo un nuovo complesso termale in località Paliano. Da parte sua, Fausto Sensi, patron delle Terme dei Papi, anche lui presente all'incontro di Valle Faul, rilancia sullo stabilimento ex Inps: “Io resto della mia idea, facciamone un albergo”. Ma andiamo con ordine. Per Fabio Belli quello di venerdì è stato un giorno molto importante per Viterbo: “Dopo decenni in cui si parla di termalismo, finalmente c'è un atto ufficiale”, nota l'imprenditore della Freetime. Dove l'atto ufficiale non è la firma del protocollo d'intesa tra il sindaco e il governatore, quanto l'adozione dello studio Piscopo, stilato dal docente dell'Unitus e commissionato dieci anni fa: “Lo studio – spiega Belli – è stato adottato dalla Regione e nei prossimi giorni verrò pubblicato. Io lo paragonerei al piano regolatore del '74, entrato in vigore nel '79. Ha detto bene il sindaco ieri (venerdì, ndr): questo studio è il vangelo”. Lo studio, per la cronaca, divide il bacino termale di Viterbo, lungo 14 km, in tre macrozone: quella settentrionale (Bacucco-Bagnaccio-ex Oasi) con una portata di 14-15 litri al secondo, una centrale (Bullicame-Terme dei Papi-ex Terme Inps) con una portata di 35 litri, e una meridionale (Masse-Paliano), con 15-20 litri di portata. “Questo studio – prosegue Belli – è la cosa più intelligente che si poteva fare, perché mette finalmente fine al Far West. Non assisteremo più ai prelievi, alle pulizie non autorizzate, ai prosciugamenti e alle perforazioni che negli anni e nei decenni precedenti hanno messo a rischio l'integrita del bacino. Tutti i pozzi verranno infatti monitorati in remoto dalla Regione, nessuno potrà più compieri abusi o prelievi senza autorizzazione”. (servizio completo sul Corriere di Viterbo del 17 luglio 2017)