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Depuratori, scattano i rimborsi

Evandro Ceccarelli
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Un'altra tegola sta per abbattersi sui Comuni. Le casse di vari municipi della Tuscia potrebbero essere messe a dura prova nei prossimi mesi a causa di una serie di rimborsi che andrebbero versati agli utenti per non aver fornito il servizio di depurazione a norma di legge negli anni scorsi. Tuttavia mentre per quanto riguarda i comuni sotto Talete la situazione appare sotto controllo e in molti casi stanno per arrivare i rimborsi, per gli utenti degli altri centri che non aderiscono al gestore unico appare più tortuosa la strada per riavere i soldi indietro. Di cosa si tratta? Una sentenza della Corte costituzionale del 2008 ha stabilito che era illegittimo far pagare la parte della tariffa dell'acqua riferita alla depurazione anche in assenza di impianti o con depuratori fuori norma o inadeguati, disponendone appunto il rimborso entro il termine di 5 anni. Termine che, visto che la legge attuativa entrò in vigore l'anno successivo, è scaduto lo scorso ottobre. Dopo aver verificato se si ha diritto al rimborso con il gestore si fa una domanda e avvengono i rimborsi in bolletta. Questo però in presenza di un gestore unico, come Talete. Infatti la società che gestisce il servizio idrico in buona parte della Tuscia già da tempo, sapendo del termine che scadeva, aveva accantonato un fondo e, come detto, sta provvedendo ai rimborsi. Il problema arriva, invece dai Comuni, che devono pagare per tutto il periodo nei casi in cui il servizio non è stato trasferito al gestore unico, mentre nel caso di passaggio a Talete, si devono accollare la parte precedente al trasferimento del servizio. La sentenza del 2008 ha disposto il rimborso per il periodo che va dal 2002 al 2009. “Si tratta di rimborsi - spiega Antonio Nobili, responsabile provinciale di Confconsumatori - che variano dai 180 ai 1.500 euro, dipende ovviamente dalle utenze che per i consumatori è un diritto riavere indietro”. (Servizio completo sul Corriere di Viterbo del 19 gennaio 2015)