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Riaperto il museo civico, Sgarbi: "Qui ci sono capolavori assoluti"

Vittorio Sgarbi nella cappella Mazzatosta

Evandro Ceccarelli
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Finalmente il museo, come riporta la scritta all'ingresso. Da oggi Viterbo ha di nuovo il suo museo civico, riaperto a nove anni di distanza dal crollo di un'ala avvenuto nel 2005. A “benedire” la rinascita della struttura di piazza Crispi, stamattina, il critico d'arte Vittorio Sgarbi, che prima ha guidato una visita nelle sale del museo, poi ha tenuto una lezione nella cappella Mazzatosta, quella affrescata da Lorenzo da Viterbo, all'interno di una gremitissima chiesa di Santa Maria della Verità. Durante la visita, a Sgarbi è bastata un'occhiata al volo per attribuire una Madonna col bambino realizzata da pittore sconosciuto a Piermatteo di Amelia. Il critico ha quindi scherzato con il presidente del consiglio comunale Filippo Rossi (“Io e lui abbiamo litigato in tv quando era bambino, ma non ricordo nemmeno il motivo”), definendolo “l'anima di destra di un'amministrazione di centrosinistra”. “L'era Michelini inizia oggi”, ha ribadito il primo cittadino, confessando il suo imbarazzo di essere stato finora un sindaco di una città con il museo e il teatro chiusi. Da ieri almeno il primo è di nuovo aperto al pubblico, “grazie ai soli 25mila euro stanziati nel maggio scorso”. Sgarbi non ha lesinato gli aggettivi per descrivere le opere contenute nel museo civico, compresi gli affreschi realizzati da Lorenzo da Viterbo nella cappella Mazzatosta, che della struttura di piazza Crispi è parte integrante. “Lorenzo da Viterbo è più grande di Pinturicchio e non ha nulla da invidiare a pittori più famosi come Mantegna e Piero della Francesca. A Roma in quel periodo non c'era nessuno più grande di lui. Qui nella cappella Mazzatosta ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto. Il padre del restauro in Italia, Cesare Brandi, nel Dopoguerra applicò qui le sue metodologie”. Da un maestro all'altro, da Lorenzo da Viterbo a Sebastiano del Piombo: “La Pietà – ha sottolineato Sgarbi - è il capolavoro del ‘500 nel Lazio. E' un'opera urgente, che non può essere nascosta al pubblico, e che da sola vale una visita a Viterbo”. Per il critico la Pietà non andrebbe spedita a Vicenza, per la mostra sui notturni dagli Egizi al Novecento “Tutankhamon Caravaggio Van Gogh” che si inaugurerà il prossimo Natale. “Un museo appena aperto non può essere privato di un'opera così importante”, ha concluso il critico.