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Riforma della scuola, tremano in migliaia

Eleonora Sarri
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Sono migliaia i supplenti della Tuscia in ansia per la rivoluzione della scuola annunciata dal governo Renzi. In base a quanto trapelato finora ce n'è abbastanza per creare apprensione tra gli iscritti alle graduatori di istituto. Ovvero i non abilitati che potrebbero dire addio alle chiamate dirette dei presidi con le quali hanno sbarcato il lunario negli ultimi anni. Senza considerare anche il personale Ata - ovvero gli amministrativo, i tecnici e gli ausiliari - che si trova nella stessa condizione di precariato e la cui sorte al momento è un grande punto interrogativo. Per quanto riguarda il reclutamento, in base ai pochi particolari emersi, la riforma prevede l'abilitazione dopo la laurea magistrare (3+2) e un anno di tirocinio in classe. Che ne sarà di Tfa (tirocini formativi attivi) e Pas (percorsi abilitanti speciali) non è dato sapere. Da parte dei sindacati c'è molta cautela: “Aspettiamo di conoscere prima l'esatto impianto della riforma prima di emettere giudizi - confida Giuseppe di Russo della Flc Cgil di Viterbo - ma da parte nostra, anche sulla volontà di agganciare gli stipendi al merito, non c'è alcuna pregiudiziale. Purché i criteri di valutazione siano oggettivi e trasparenti”. La riforma prevede una rivisitazione totale del meccanismo di attribuzione delle supplenze. Meccanismo che, come detto, potrebbe spazzare via tutta la fetta dei precari inserite nelle graduatorie di istituto (467mila in Italia), gli stessi che ad agosto sono tornati a rinnovare le iscrizioni. Per le cattedre vacanti le scuole si vedranno assegnare un “surplus” di docenti, il cosiddetto organico funzionale. “Dobbiamo tuttavia considerare - nota Di Russo - che molti degli iscritti alla terza fascia non hanno mai lavorato, e che queste graduatorie, con i nuovi sistemi di reclutamento già introdotti, sono destinate a sparire. Quanto agli organici funzionali, in linea di principio non abbiamo nulla in contrario. Purché il ‘surplus' di docenti in dotazione alle singole scuole sia congruo”. Insomma, per la Cgil, più che dei posti di lavoro concreti, con la riforma, rischia di sparire l'illusione di essi.