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Tasse, a Viterbo è sparito dall'erario un miliardo di euro: esposto della Ragioneria dello Stato

Paolo Di Basilio
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Un miliardo di euro di tasse non riscosse nella Tuscia. Alla Ragioneria dello Stato non risultano informazioni di alcun tipo. Non si sa se sono state riscosse tutte, in parte o per niente. Né, qualora siano state effettivamente versate dai contribuenti su sollecitazione delle società esattoriali che si sono succedute nel tempo, se siano state girate all'erario. Per approfondire leggi anche: Palazzo dei Priori, archivi al collasso Per questo, la stessa Ragioneria, dopo aver completato una lunga istruttoria, ha presentato, nei giorni scorsi, un dettagliato esposto alla Corte dei conti. Sulla vicenda, il capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale, Luisa Ciambella, ha scritto contemporaneamente una lettera al ministro Gualtieri per sollecitarne un intervento diretto. La materia è molto complessa e ruota attorno ai passaggi di consegne avvenuti tra le varie società che dal 1990 al 2010, quando è arrivata Equitalia, si sono occupate della riscossione dei tributi nei 60 paesi della Tuscia. Tutto sarebbe partito nel 2003, quando fu revocato l'incarico alla Seal (fallita). L'esattore subentrato, la Srt, secondo l'esposto, non prese infatti mai formalmente in carico (cioè attraverso un atto ufficiale sottoscritto con l'Agenzia delle entrate) i ruoli dei tributi residui, ammontanti a 500 milioni, riferiti ai 13 anni precedenti, periodo appunto gestito dalla Seal. La stessa cosa sarebbe accaduta all'uscita di scena della Srt (2006), da cui conseguì il protrarsi di presunte irregolarità fino al 2010, allorché, dopo le parentesi Esattorie ed Equitalia Centro Sud, tutti i tributi furono presi in carico da Equitalia. Anche in questo caso, secondo la Ragioneria, la cifra di cui si sarebbero perse le tracce da un punto di vista documentale ammonterebbe a 500 milioni di euro. Il punto centrale del ragionamento è che, ogni volta che si verifica un cambiamento di esattore, chi subentra, nel prendere in carico i ruoli dei tributi residui, cioè non riscossi da chi l'ha preceduto, dovrebbe aprire un conto (a livello provinciale) presso la Cassa depositi e prestiti. Questo a Viterbo non sarebbe mai accaduto. Per approfondire leggi anche: Caso Esattorie, due a processo Tecnicamente, stante l'assenza di una presa in carico formale dei residui, un qualsiasi esattore che prende il posto di un altro non potrebbe inviare ingiunzioni di pagamento ai morosi, ma - è la domanda che si pone la Ragioneria dello Stato - le società succedutesi a Viterbo dal 2003 al 2010 si sono attenute a questa norma, oppure hanno comunque provveduto a chiedere le somme evase? Se sì, le ingiunzioni sono state mandate a tutti i contribuenti o solo ad alcuni? Fatto salvo che i contribuenti, se hanno pagato, non hanno motivo di preoccuparsi, va notato che la legge finanziaria del 2019 ha dichiarato inesigibili dall'erario i crediti sotto i mille euro maturati fino al 2010. Ciò comporta che eventuali tasse di questo ammontare non riscosse dal 2003 al 2010 non potranno essere più richieste.