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Viterbo, dipendenti del Comune in guerra per gli aumenti di stipendio

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Paolo Di Basilio
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Sulle proteste di un gruppo di dipendenti comunali, che in merito agli scatti di stipendio minacciano denunce e ricorsi, sindaco e sindacati gettano acqua sul fuoco. “Perché tali polemiche? Noi e la giunta Arena abbiamo sottoscritto un accordo triennale, per cui, non potendo pagare tutti insieme, nel 2019 è toccato ad alcuni, nel 2020 e nel 2021 sarà il turno degli altri”, sintetizzano Renato Trapè della Cisl Fp e Lucio Corbucci della Uil Fpl. Che precisano: “Chi non ha fatto nel 2019 lo scatto di carriera ha l'opportunità di farlo da qui al 2021. Nessuno è stato privilegiato e nessuno sarà privato di alcun diritto”. Per il sindaco Giovanni Arena la procedura con cui sono stati riconosciuti gli scatti stipendiali è “regolare”. E aggiunge: “Il salario accessorio non c'era a Viterbo da 13/14 anni. Nessuno mi ha obbligato a farlo. Ma siccome i soldi ci sono, li eroghiamo ai dipendenti che hanno ottenuto la valutazione positiva dei dirigenti. Chi se lo merita e ancora non ha avuto lo scatto stia tranquillo: in pochi anni altri dipendenti potranno salire di posizione”. Tutto nasce dalla protesta di nove dipendenti che considerano “arbitraria” e ingiusta la decisione del Comune di riconoscere degli scatti stipendiali ad alcuni di categoria D, escludendone altri: “La selezione pubblica - hanno scritto in una lettera in cui danno due settimane di tempo prima di presentare ricorso - è illegittima”. Per la precisione, rivolgendosi alla dirigente degli affari generali, Eleonora Magnanimi, contestano la determina sugli scatti di stipendio e il contratto decentrato che ne è alla base. Per approfondire leggi anche: In Comune scoppia la guerra per gli aumenti di stipendio Nella lettera degli “esclusi” ci sono critiche precise: “La giurisprudenza – si legge – ha accertato l'illegittimità di distinte procedure per riconoscere le progressioni”. Insomma, i nove criticano sia il metodo di valutazione che la divisione della categoria D in due: in una sottocategoria le posizioni organizzative, nell'altra chi non ha incarichi di responsabilità. Sul metodo, Arena taglia corto: “Ogni dirigente fa le sue valutazioni. E' come un insegnante che dà i voti: c'è chi dà 10 e chi al massimo 8”. Sulla divisione della categoria D, Trapè e Corbucci spiegano: “Lo abbiamo fatto per due motivi: uno, per evitare potenziali conflitti di interesse tra chi ha responsabilità e chi non ne ha; due, perché le posizioni organizzative hanno criteri di valutazioni differenti dagli altri dipendenti”. Corbucci fa sapere che la dirigente ha risposto alla lettera dei nove in modo dettagliato: “La Magnanimi non ritira la determina, e ha ribadito la bontà del metodo di valutazione e della suddivisione della categoria D”. Mentre Trapè conclude con una precisazione: “Non abbiamo intenzione di denunciare i firmatari della lettera. Chiunque ha il diritto di fare ricorso, anche se per noi sarebbe sbagliato. E ribadisco che l'accordo sindacale è stato fatto nell'interesse di tutti i dipendenti”.