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“Schenardi non chiude, ma va sostenuto”

Paolo Di Basilio
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Simbolicamente la chiusura del Caffè Schenardi sarebbe una pietra tombale sul rilancio del centro storico. Di questa sciagurata ipotesi, proprio nel momento in cui la politica discute (senza trovare il bandolo della matassa) sulla necessità di varare un progetto per la valorizzazione della città dentro le mura, si parla da mesi. Tuttavia, a smentirla è il “patron” Urbano Salvatori. L'imprenditore romano, intervistato dal Corriere, non manca in ogni caso di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Cosa c'è di vero nelle voci che vogliono Schenardi di nuovo in procinto di abbassare le saracinesche? “Nulla, smentisco categoricamente. Indubbiamente, le cose non vanno benissimo, ma l'ipotesi chiusura non esiste. Sono un imprenditore, chiudendo perderei tutto quello che ho investito finora. Per me riportare agli antichi splendori questo locale è una sfida e intendo provarci fino in fondo, anche se devo dire che non ho ricevuto alcun tipo di aiuto dall'amministrazione comunale”. Che significa che le cose non vanno benissimo? “La gestione di un locale così non è facile. Abbiamo chiuso il ristorante e ci siamo concentrati sulla caffetteria per dare un servizio adeguato ai clienti”. E' vero che l'afflusso di clienti è basso? “Vista l'importanza del locale sì, ma ovviamente la situazione di Schenardi riflette le condizioni in cui versa tutto il centro storico, caratterizzato da un progressivo spopolamento e purtroppo anche da tanta incuria. Il punto è questo”. Cosa serve per rilanciare il centro storico? “Intanto, Corso Italia va chiuso permanentemente al traffico, anche durante la pausa pranzo. Poi vanno messe panchine e fioriere. Vanno anche previste agevolazioni fiscali per stimolare altri imprenditori ad aprire locali: in questo modo Corso Italia diventerebbe una via dove passeggiare tra i tavolini all'aperto ammirando le vetrine dei negozi. Il turismo va aiutato, e personalmente devo dire che lavoro più con i turisti che con i viterbesi”. INTERVISTA COMPLETA NELL'EDIZIONE DEL 5 NOVEMBRE E NELL'EDICOLA DIGITALE