Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Caduto nel vuoto l'appello di Pasolini

Paolo Di Basilio
  • a
  • a
  • a

”Le cose essenziali nuove non dovrebbero essere costruite addosso al vecchio, basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose, quel che va difeso è tutto il patrimonio storico nella sua interezza”. Così parlava Pier Paolo Pasolini sul Messaggero di domenica 22 settembre 1974. A 45 anni di distanza da quell'intervista rilasciata al giornalista Gideon Bachmann, e a 44 dall'omicidio all'idroscalo di Ostia avvenuto il 2 novembre, le parole profetiche di Pasolini, che aveva scelto la Tuscia e la torre di Chia come suo buen retiro, oltre ad essere cadute nel vuoto, stridono con il livello surreale raggiunto a Viterbo in questi giorni dal dibattito sul futuro del centro storico. LITE SUL CENTRO STORICO (leggi qui) Da una parte il poeta che, rimasto folgorato da un territorio risparmiato dall'industrializzazione, invitava i viterbesi a rispettare i borghi e “a salvare la città nella natura”. Dall'altra il de profundis di uno dei centri medievali meglio conservati al mondo intonato dall'assessore all'Urbanistica Ubertini (secondo cui nessun imprenditore oggi è interessato a investire dentro le mura), le urla in commissione tra Barelli e Frontini, le accuse di accordi sottobanco, le chiacchiere e le mozioni infarcite di tanta fuffa e nessuna “visione”. Proprio quella che invece non mancava a Pasolini, che, con la nascita di un'Università della Tuscia (per il quale lo scrittore si spese moltissimo), vagheggiava l'afflusso a Viterbo “di centinaia di studenti dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra e dal Terzo mondo” sull'esempio di Perugia. “Viterbo è molto piccola - affermava Pasolini - poco più di un grande paese. Per una città che non ha altre risorse, sarebbe anche una soluzione economica. Osti, albergatori e commercianti dovrebbero essere interessati alla cosa. E gli effetti sarebbero benefici per tutta la regione, soprattutto ai fini della difesa del paesaggio. Qui intorno ci sono interi paesi, come Bomarzo e Mugnano, che dovrebbero essere fatti monumenti nazionali”.  ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI VITERBO DEL 2 NOVEMBRE E NELL'EDICOLA DIGITALE