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I treni rischiano di non partire più

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Paolo Di Basilio
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C'è una lettera datata 14 ottobre che potrebbe diventare la lapide sulla tomba della Roma Nord. L'ha spedita alla Regione Lazio l'Ansf per chiedere conto delle soluzioni adottate sulla tratta Roma-Civita Castellana-Viterbo dal 1° luglio scorso, data di entrata in vigore delle nuove e restrittive norme sulla sicurezza ferroviaria, a oggi. All'associazione Trasportiamo e al Comitato dei pendolari non risulta che la Regione, a cui l'agenzia nazionale aveva dato 15 giorni per rispondere, abbia battuto colpi. Di qui l'allarme e di qui l'invito rivolto agli amministratori dei comuni interessati dalla ferrovia, ai pendolari e a tutti coloro che hanno a cuore la ferrovia ex concessa, a intervenire alla manifestazione in programma giovedì 7 novembre alle 18 al teatro Le Sedie del Labaro. Intanto, mentre continua lo stillicidio quotidiano di ritardi e soppressioni di treni senza preavviso, a rendere ancora più nere le nubi sopra la ferrovia c'è l'esito dell'ultima riunione dell'osservatorio di vigilanza sulla Roma Nord istituito in Regione, che ha deciso di rinviare l'attuazione della proposta di nuovi orari a seguito proprio delle nuove comunicazioni dell'Ansf. Per David Nicodemi, vicepresidente dell'associazione Trasportiamo, il rischio di non vedere più partire, da un giorno all'altro, i treni dalle stazioni e di dire “addio ai raddoppi, alle innovazioni e ai sogni di gloria sbandierati dalla Regione”, è a questo punto più che ma concreto. LA ROMA NORD TORNA ALLA COTRAL (Leggi qui) STUDENTI PENDOLARI, UN CALVARIO (Leggi qui) “Il 31 ottobre, mentre l'osservatorio di vigilanza composto da Regione Lazio, Atac e sindaci dei comuni attraversati dalla tratta extraurbana si riuniva per analizzare le problematiche riferite alla ferrovia - afferma Nicodemi - l'Ansf aveva già calato la mannaia sulla nostra linea da almeno quindici giorni. Da quello che sappiamo, l'Agenzia il 14 ottobre scorso ha indirizzato una corposa nota alla Regione Lazio per chiedere conto delle soluzioni adottate rispetto alle loro direttive, entrate in vigore sulle nostre ferrovie a luglio. Alla nota dovevano rispondere entro 15 giorni e non sappiamo se sia stato fatto. Per questo siamo molto preoccupati. Il mancato soddisfacimento di tali prescrizioni, inerenti la circolazione treni, comporta la chiusura della ferrovia. Fino a quando non si faranno i lavori per mettere tutto in sicurezza, come dice giustamente Ansf da anni”. In caso di chiusura della linea - i precedenti, anche recenti, in Italia non mancano - associazione Trasportiamo e comitato si chiedono quale sarà il destino dei pendolari: “Tutti con l'automobile sulla Flaminia, Cassia e Tiberina per muoversi? Oppure tutti in autobus? Bella prospettiva di mobilità sostenibile. Se dovesse accadere l'irreparabile sappiamo che il primo responsabile è l'ente proprietario, quindi la Regione Lazio, poi viene Atac nella sua manifesta incapacità di gestire una ferrovia”.