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Il tribunale conferma: “Via i bagnanti”

Paolo Di Basilio
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Il geologo Giancarlo Bruti dovrà mettere in atto tutte le iniziative “per l'interdizione di ogni genere di utilizzo delle acque termali”. Lo ha stabilito l'11 luglio scorso - ma la sentenza è stata pubblicata solo di recente - il tribunale di Viterbo, stavolta in composizione collegiale, nell'ennesimo capitolo della guerra giudiziaria che vede contrapposta da una parte la Freetime, dall'altra i proprietari e i gestori delle Masse di San Sisto, rispettivamente la società Antiche Terme Romane srl e l'omonima associazione. Queste ultime si erano nuovamente opposte, l'8 aprile scorso, al provvedimento emesso a marzo dal giudice Federico Bonato che ordinava, su istanza della Freetime (società che ha la titolarità della concessione regionale delle acque in questione e che sta costruendo nella vicina località Paliano un grande complesso termale), la chiusura della sorgente che alimenta le più frequentate pozze libere di Viterbo. Antiche Terme Romane e associazione Le Masse contestavano l'ordinanza di Bonato sia nel metodo (non doveva essere un giudice monocratico a pronunciarsi) che nella sostanza, ovvero “la violazione di tutta la normativa di settore circa le opere da realizzare ai fini dell'effettivo sfruttamento della sorgente (da parte della concessionaria Freetime, ndr)”, nonché il diritto della Freetime ad accedere liberamente ai terreni della Antiche Masse di San Sisto. La terna composta dal presidente Eugenio Turco e dai giudici a latere Paolo Bonfiglio e Fiorella Scarpato, pur dichiarando ammissibile il ricorso, ha confermato la competenza del giudice monocratico chiarendo inoltre come, “a dispetto di quanto sostenuto dalle reclamanti”, alla Freetime non è “consentito di accedere indiscriminatamente” al fondo, bensì “solo di entrare senza impedimenti di sorta, laddove ciò si rendesse necessario per attuare la concessione ma non certo per realizzare opere senza il rispetto della normativa di settore”. Tradotto in italiano: la Freetime può entrare nei terreni della Antiche Terme romane solo per sopralluoghi, misurazioni e controlli. La terna ha infine disposto, come detto, “l'interdizione di ogni genere di utilizzo delle acque termali”, che il geologo Bruti, nominato custode dal giudice al posto del dimissionario Giuseppe Pagano, dovrà ora attuare “tramite le attività materiali meno costose, invasive e, se possibile, reversibili, idonee solo ed esclusivamente ad impedire che la società Antiche Terme Romane srl e l'associazione Le Masse possano fare un uso qualsiasi dell'acqua termale derivante dal pozzo”. Acqua termale che a San Sisto continua a sgorgare. E che continuerà a farlo finché la Soprintendenza non autorizzerà il geologo a procedere con la chiusura del pozzo. La relazione dell'archeologa Alessandra Milioni è stata già spedita all'ente.