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I comitati: "Un consorzio tra Comuni per gestire l'acqua"

Paolo Di Basilio
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Il comitato “Non ce la beviamo”, alla luce degli ultimi sviluppi, diffida la Regione Lazio dal procedere con i commissariamenti coatti dei Comuni “ribelli”, chiedendo ancora una volta l'applicazione della legge regionale 5/2014 sulla ripubblicizzazione dell'acqua. “Riteniamo sia un atto irresponsabile - sottolinea il comitato - obbligare i Comuni ad entrare a far parte di una società che non riesce neanche a garantire gli stipendi ai propri dipendenti. La gestione fallimentare di Talete è ormai nota a tutti: assistiamo incessantemente ad aumenti di tariffe dell'acqua in presenza di una rete idrica colabrodo, sulla quale da anni non vengono effettuati investimenti; a un servizio scadente e a una situazione debitoria che ammonta a circa 50 milioni di euro, rispetto alla quale non risulta sia stato concesso il mutuo richiesto”. Il comitato punta il dito anche sulle nuove assunzioni, “avvenute con procedure dubbie, che potrebbero creare sospetti di familismo o di dinamiche clientelari, rispetto alle quali i vertici della società sino ad oggi non hanno fornito chiarimenti”. Per Paola Celletti e Francesco Lombardi, portavoce del comitato, “i sindaci dei Comuni che fanno già parte di Talete potrebbero mutare la natura giuridica della società, trasformandola in consorzio, mettendola così al riparo da una privatizzazione annunciata con la stessa nomina di Bossola alla presidenza. Ma evidentemente sono legati alle politiche di privatizzazione dei loro partiti di riferimento”.