Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Un progetto per salvare la biodiversità marina

Paolo Di Basilio
  • a
  • a
  • a

E' decollato, per concludersi a gennaio, il progetto SeaSave, realizzato con fondi europei dal Centro ittiogenico sperimentale marino del dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche dell'Università della Tuscia, sotto la supervisione scientifica dei professori Roberta Cimmaruta e Giuseppe Nascetti. Obiettivo del progetto è la salvaguardia e soprattutto il recupero della biodiversità marina lungo le coste dell'Alto Lazio. Il progetto è finalizzato alla realizzazione di azioni integrate nei cinque siti di importanza comunitaria situati tra Civitavecchia e Montalto. In estrema sintesi, SeaSave si pone come obiettivo la lotta alla plastica e alle reti fantasma, il recupero di specie importanti come l'astice e la mazzancolla, il salvataggio e il recupero delle praterie sommerse di Posidonia oceanica e la ricerca delle specie aliene. Il progetto nasce dal fatto che non è sufficiente istituire un'area protetta per frenare i danni dell'impatto ambientale: occorre molto di più, occorre eliminare la plastica e tutto ciò che si deposita nel mare, attrezzi da pesca perduti. SeaSave, dunque, intende operare per “ripulire” gli ecosistemi e farli tornare a vivere. E per fare questo serve la collaborazione di chi il mare lo vive e lo “abita”. Proprio per questo SeaSave si rivolge a pescatori, diving, diportisti, che saranno coinvolti per raccogliere plastiche e reti fantasma dall'acqua e dai fondali, mettendo a disposizione punti di raccolta nei porti e nei rimessaggi. Del resto, con 53 mila tonnellate l'anno di plastica riversate nel Mediterraneo il lavoro da fare è tanto. SeaSave prevede anche una parte di sperimentazione e innovazione grazie a nuovi metodi di indagine basati sull'analisi del Dna (metabarcoding) per rilevare la presenza di specie aliene. Una volta eliminata la plastica, il progetto prevede il rilascio in mare di 50 mila giovani astici e 100 mila mazzancolle. Questo passaggio è possibile grazie alla messa in acqua di barriere antistrascico effettuata nel 2013 attorno a due siti di interesse comunitario. In questi siti, infatti, grazie alle barriere, le praterie di Posidonia sono fisicamente protette, e così anche i piccoli astici e mazzancolle che potranno accrescersi e dar vita a popolazioni numerose e vitali.