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Autunno caldo sulla Roma Nord

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Paolo Di Basilio
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Sulla pagina Facebook del comitato dei pendolari della ferrovia Roma Nord è apparsa una nuova immagine di copertina: sopra una foto del binario unico campeggia l'eloquente scritta: "1 luglio 2019: fine della corsa?". Al di là delle rassicurazioni non proprio rassicuranti e degli impegni a breve, medio e lungo termine scaturiti dal vertice di mercoledì in Regione, alla presenza di Atac e degli amministratori di 8 dei comuni attraversati dalla linea Roma-Civita Castellana-Viterbo, molti utenti sono pessimisti sul futuro di una ferrovia già classificata tra le peggiori d'Italia. Per adeguarla ai nuovi standard di sicurezza introdotti dopo il disastro di Andria serviranno tra i 3 e i 4 anni. Fino ad allora i treni viaggeranno a 50 chilometri l'ora e si fermeranno in ognuno dei 105 passaggi a livello che costellano (o meglio funestano) il percorso, mentre in sostituzione delle 22 corse "in controflusso" soppresse dal 1 luglio Regione e comuni si stanno attrezzando con bus sostitutivi. L'incontro a Roma è stato disertato dal comitato dai pendolari: "Diteci chiaramente che volete chiudere la ferrovia Roma Nord - ha detto Fabrizio Bonanni, portavoce del comitato in un video - . Con il nuovo regolamento attualmente viaggiamo con 40 minuti di ritardo su treni bollenti. Quello che ci chiediamo è perché da due anni, da quando è stata introdotta la nuova normativa, non è stato fatto nulla per la Roma-Viterbo. ll tempo perso in anni non si recupera in settimane o mesi". I pendolari prevedono il caos quando a settembre riapriranno scuole e uffici. In particolare sulla Flaminia, che sarà congestionata da auto e bus sostitutivi. "Siamo stanchi e allo stremo delle forze - ha dichiarato il comitato al sito Roma Today -. Ogni giorno affrontiamo l'inferno. Sembra di vivere in una favela del terzo mondo". Alzano la voce anche il sindaco di Viterbo e l'assessore ai lavori pubblici, chiedendo interventi urgenti e bacchettando Regione Lazio e Atac: "Troviamo inconcepibile che le mancanze di Regione Lazio e Atac ricadano ancora una volta sui pendolari e lavoratori. Occorre ricercare le responsabilità di chi, in questo lungo lasso di tempo, doveva elevare agli standard nazionali la sicurezza dell'esercizio". Arena e Laura Allegrini chiedono un tavolo permanente con la Regione, i Comuni, i comitati dei pendolari, i rappresentanti dei lavoratori e l'Ansf "al fine di individuare adeguate soluzioni che garantiscono la sicurezza e allo stesso tempo migliorino le condizioni del servizio offerto attualmente".