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Viterbo, salta la votazione sull'aumento delle bollette idriche | FOTO

Massimiliano Conti
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I sindaci hanno deciso di non decidere. La conferenza dell’Ato in programma ieri mattina con l’aumento delle tariffe idriche (del 3% per il 2021) primo punto all’ordine del giorno, è stata rinviata, o meglio sospesa fino al 14 gennaio. Ufficialmente per approfondire i documenti che il socio di maggioranza relativa di Talete, Giovanni Arena, ha chiesto al responsabile della segreteria tecnica dell’Ato Giancarlo Daniele e alla stessa azienda. Nella sostanza per permettere ai sindaci di decidere cosa intendano fare di Talete ed eventualmente di quale morte la società debba morire. Un modo dunque per prendere tempo, anche alla luce dei nuovi equilibri politici determinatisi in Provincia con l’uscita dalla maggioranza di Lega e Fratelli d’Italia e il conseguente venir meno di quel patto trasversale tra il Pd e il centrodestra che finora ha assicurato la governance di Talete e anche un bel po’ di altre cose. Il problema è però che il termine per approvare le tariffe scade oggi. E l’artificio di sospendere la seduta per due settimane, come fosse un consiglio di amministrazione di un’azienda qualsiasi e non una conferenza di amministratori (per la quale valgono le regole dei consigli comunali), presenta dei profili di illegittimità. Di fatto quella del 14 gennaio è una nuova convocazione, che avverrà quindi a termini per l’approvazione delle tariffe già scaduti. Ma tant’è. Di certo la conferenza stampa di martedì mattina del presidente della spa Andrea Bossola e del suo vice Giuseppe Fraticelli ha avuto il suo peso nell'orientare i sindaci dell'Ato, la metà dei quali sono soci di Talete, per il rinvio. Bossola e Fraticelli hanno infatti avvertito Arena e colleghi che l’aumento delle bollette dell'acqua non è una scelta bensì un obbligo perché esiste una legge europea che prevede la copertura dell’intero costo del servizio con le tariffe. Un eventuale no dei sindaci all’adeguamento verrebbe quindi bypassato dall’Arera, la quale, in forza di una delibera di metà dicembre, eserciterebbe in questo caso i poteri sostitutivi. Non senza conseguenze di natura amministrativo-contabile per gli stessi sindaci che sarebbero venuti meno al loro compito di regolatori locali. Ma non tutti concordano con questa interpretazione. A fronte di un’azienda dichiarata “decotta” dalla Corte dei conti e con 45 milioni di euro di morosità sul groppone, i dubbi dei sindaci sono comprensibili. Dubbi che attraversano anche il Pd – una parte dei sindaci dem sono orientati a votare no – e ben due delle tre gambe del centrodestra. Lega e FdI, azionisti di maggioranza dell’amministrazione comunale viterbese, si sono sfilati, e a fare la guardia al bidone è rimasta la sola Forza Italia. Il sindaco Arena, azionista numero uno di Talete, in questo senso si trova ora tra l’incudine e il martello, e se voterà a favore degli aumenti rischia di aprire l’ennesima crisi politica a Palazzo dei Priori. Tra l’altro dubbi sugli aumenti li ha espressi anche una figura “terza” come il commissario prefettizio del Comune di Montefiascone, il quale ha chiesto al presidente Nocchi (che ha girato la palla al presidente di Talete) di avere la black list dei morosi, finora rimasta più blindata del terzo segreto di Fatima.