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Roma: minacce, bombe molotov e pizzini. Così il clan di Morlupo controllava il mercato della droga: 12 misure cautelari | Foto

Paolo Giomi
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Castelnuovo di Porto, i carabinieri delle compagnie di Monterotondo e Bracciano, unitamente ai militari del Nucleo Elicotteri di Pratica di Mare e del Nucleo Cinofili di Santa Maria di Galeria e della compagnia di Ronciglione, nel Viterbese, hanno smantellato un’organizzazione criminale che gestiva lo spaccio di droga nel quadrante tiberino, al confine con la provincia di Rieti. Dodici le persone colpite da misure cautelari: 4 in carcere, 2 agli arresti domiciliari, 4 all'obbligo di dimora e 2 all'obbligo di presentazione in caserma. Tutti italiani, tutti residenti tra Castelnuovo di Porto e Morlupo. I provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Tivoli, su richiesta della locale procura della Repubblica, sono stati eseguiti ieri mattina. Ai 12 indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di concorso in detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, incendio, porto e detenzione illegale di armi da fuoco.

 


 

L'attività d’indagine, denominata “Gerione”, ha avuto inizio a maggio 2019, in seguito a un arresto in flagranza di reato per detenzione di 6 kg di hashish e delle munizioni, operato da personale del Comando Stazione Carabinieri di Castelnuovo di Porto nel comune di Morlupo. Da quell’operazione è emerso infatti che quanto rinvenuto era riconducibile a un'altra persona del posto, già nota alle forze dell'ordine, che avrebbe costretto con minacce e violenza l'arrestato a detenere per suo conto la droga. Le indagini hanno permesso di acquisire importanti elementi di responsabilità a carico dei componenti di una famiglia di Morlupo, nota alle cronache locali poiché collegata, in passato, alla Banda della Magliana. E’ stato accertato addirittura che uno degli arrestati, considerato un rapinatore seriale, attualmente detenuto, forniva dal carcere disposizioni operative al fratello e tramite “pizzini” e conversazioni intrattenute con cellulari illegalmente in suo possesso continuava a gestire l'attività di traffico di stupefacenti tra Roma, Castelnuovo e Morlupo. Durante queste conversazioni, il detenuto è arrivato a organizzare una spedizione di droga e sim card diretta alla casa circondariale, mentre in alcune occasioni si è limitato a piazzare delle scommesse sugli eventi calcistici del momento.

 

 


 

Nel corso dell'inchiesta gli investigatori sono riusciti a individuare il canale di approvvigionamento del mercato locale di stupefacenti, rifornito con spedizioni periodiche di ingenti quantitativi provenienti dal quartiere Casal Bruciato di Roma. Il gruppo era talmente ben organizzato che uno dei corrieri utilizzati, dipendente di una tipografia, per non destare sospetti effettuava il trasporto dello stupefacente mediante l'utilizzo di un mezzo della propria ditta. Dall'attività investigativa è emersa anche una rete di contatti e connivenze tra più persone del posto che, in maniera non sempre consenziente, forniva appoggio all'attività di spaccio condotta dalla compagine criminale. Secondo gli investigatori, gli arrestati, che avevano un tenore di vita particolarmente alto grazie ai proventi dello spaccio, non si facevano scrupolo a risolvere dissidi privati e controversie nate in seno al traffico di stupefacenti mediante atti di violenza efferata. In un caso avrebbero danneggiato una concessionaria auto con una molotov. Sequestrati, nel corso dell’operazione, beni mobili, immobili, denaro contante e partite di sostanza stupefacente.