Sanità, Cartabellotta (Gimbe): rilanciare finanziamento pubblico

Ognuno deve fare la sua parte

16.02.2018 - 18:30

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Roma, (askanews) - Rilanciare il finanziamento pubblico della sanità, regolamentare il sistema integrativo, evitare gli sprechi nelle regioni, maggiore coordinamento tra le regioni italiane. Sono queste le priorità per "salvare" il servizio sanitario nazionale secondo la Fondazione Gimbe, attiva nell'attività di formazione e ricerca nell'ambito sanitario. Quattro misure che il presidente, Nino Cartabellotta ha indirizzato alla politica, nel corso di una intervista ad Askanews, in vista delle elezioni che porteranno alla formazione di un nuovo governo.

"Siamo al quarantesimo compleanno del servizio sanitario nazionale - ha sottolineato Cartabellotta - che noi come fondazione Gimbe abbiamo definito la più grande conquista sociale dei cittadini italiani perchè credo che in nessun posto al mondo si possa essere curati da un servizio sanitario indipendentemente dalla propria fascia di reddito e finanziato prevalentemente dalla fiscalità generale. Questo credo sia uno degli elementi fondamentali che deve portare tutti i cittadini a ritenere che in quanto azionisti di maggioranza devono sentirsi disponibili a tutelare quello che è un bene comune. Il servizio sanitario nazionale oggi non sta benissimo per una serie di problemi concomitanti, innanzitutto negli ultimi anni con una crisi economica importante tra tagli e definanziamenti il finanziamento pubblico si è progressivamente ridotto per cui siamo retrocessi rispetto agli altri paesi europei più ricchi e quindi oggi ci troviamo, sia rispetto alla percentuale del Pil destinata alla sanità, sia alla spesa sanitaria pro capite i primi tra i paesi poveri, quindi prima della Spagna, del Portogallo e della Grecia, ma sicuramente dopo Francia, Germania, Inghilterra, quindi dopo tutti gli altri paesi dell Europa. Il secondo problema - ha aggiunto - è che verosimilmente in un momento storico come questo il tanto agognato aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, finalmente conquistato dal ministro Lorenzin dopo 15 anni, è avvenuto in un momento in cui l'espansione del paniere Lea, quindi delle potenziali prestazioni esigibili dai cittadini è avvenuta in concomitanza con questa riduzione del finanziamento pubblico, quindi se da un lato taglio le risorse, o comunque ho meno risorse di quello che ho promesso e dall altro aumento le potenziali prestazioni, è chiaro che i cittadini qualche difficoltà e le regioni a erogare le prestazioni, ce le avranno. Il terzo problema è che, al di là di quello che è il finanziamento, una quota di denaro pubblico continua ad essere sprecata in maniera intollerabile, per prestazioni in eccesso, per frodi, abusi e corruzione, per acquisti a costi eccessivi, per complessità amministrative, per scarso coordinamento tra assistenza ospedaliera e assistenza territoriale. Il quarto elemento di criticità è dato dal fatto i che la sanità integrativa, fatta di fondi sanitari integrativi e assicurazioni private, ha una normativa molto deregolamentata, tanto che noi abbiamo chiesto un riordino complessivo della sanità integrativa, per cui la maggior parte della spesa privata cade sulle tasche dei cittadini. Tutto questo che noi abbiamo definito un po la miscela letale per il servizio sanitario nazionale, si innesta in un contesto dove non c è un servizio sanitario nazionale, ma ci sono 21 regioni ciascuna delle quali ha un suo modello di organizzazione e gestione del servizio sanitario che crea delle grandi diseguaglianze non solo tra le varie regioni, in particolare tra nord e sud, ma anche infraregionali".

Secondo Cartabellota è possibile adottare delle misure specifiche per migliorare almeno in parte il servizio verso i cittadini. "Ci sono misure di varia natura, ci sono scelte politiche, miglioramenti organizzativi che spettano alle regioni, contributi che devono venire dai professionisti sanitari, tutti non solo i medici, perchè bisogna far passare l'idea che è l'equipe che funziona, non solo il singolo professionista, ma c'è anche un impegno del cittadino-paziente che oggi ha delle aspettative mitiche della sanità, pensa che la sanità sia infallibile e la medicina sia mitica, e a volte ha delle pretese nei confronti dei servizi e delle prestazioni sanitarie che non sono accettabili. Il servizio sanitario si può salvare se un po tutti facciamo la nostra parte".

Precise le richieste che il presidente della Fondazione Gimbe, rivolge al nuovo governo che verrà dopo le elezioni. "Noi come Fondazione Gimbe proprio in occasione delle prossime elezioni abbiamo lanciato questo monitoraggio pubblico dei programmi elettorali su quelle che sono le promesse dei vari partiti su sanità, ricerca e welfare. Quello che viene fuori da una prima lettura trasversale è che nessun partito da solo ha un programma esplicito di salvataggio del servizio sanitario nazionale. Molti hanno delle idee interessanti, però quello che noi chiediamo fondamentalmente sono quattro cose: rilanciare il finanziamento pubblico perchè ormai abbiamo raschiato il fondo del barile; regolamentare il sistema della sanità integrativa, altrimenti ci troveremo un bel giorno a dover andare al pronto soccorso con la carta di credito perchè il sistema dell universalismo è saltato; avviare un programma coordinato a livello nazionale di disinvestimento dagli sprechi che ci sono nelle varie regioni e ovviamente bisogna fare in modo che il ministero o lo Stato più in generale pur rispettando le autonomie regionali acquisti maggiore capacità di indirizzo e verifica perché altrimenti ogni sistema va per conto suo e i diritti dei cittadini non sono più tutelati alla stessa maniera su tutto il territorio nazionale".

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