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Domenica 19 Febbraio 2017 | 22:23

Vignanello

La testimonianza di un anziano nella Giornata della memoria: “No ad ogni guerra"

giorno della memoria

L’orrore dei campi di sterminio tedeschi si palesò in tutta la sua disumanità, oltre ogni immaginazione, il 27 gennaio 1945, quando l’esercito russo scardinò i cancelli del lager di Auschwitz. Per deliberazione del Parlamento, dal 2000, in quella data si celebra la Giornata della memoria. Un colloquio con un ventenne di allora, ultranovantenne oggi, consente di mettere a fuoco il valore di tante manifestazioni odierne. “Indispensabile ricordare”, premette l’anziano “non tanto, e non soltanto, per puntare ancora l’indice contro gli autori di stupri alla dignità umana, ma per ribadire con forza il rifiuto di ogni guerra. Continuano ad essercene troppe nel mondo”. Quindi, sull’onda dei ricordi: “Non avevo ancora vent’anni, quando incontrai reduci vignanellesi dai campi di concentramento. Qualcuno alto, robusto, non pesava più di quaranta chili: uno scheletro ambulante. E quegli occhi: senza luce; e quel sorriso: accennato appena, pur nella gioia del ritorno”. L’uomo prosegue, chiudendo gli occhi per ricordare: “Quanti racconti ho sentito: storie incredibili, che nemmeno una fantasia malata avrebbe potuto partorire. Verità, invece. Minestra tipo sciacquatura di piatti per pranzo. Se, camminando per il campo, i deportati scorgevano mucchi di rifiuti, vi si gettavano sopra. Un reduce mi raccontò che, per aver raccolto bucce di patate, ricevette colpi dolorosissimi al costato e sulla nuca”. “Avrei mille episodi da raccontare”, conclude il vecchio con un filo di voce. “Aspetti, peraltro, notissimi. In questa occasione mi urge sottolineare l’importanza che nelle generazioni giovani siano fatti sbocciare il rifiuto della guerra e il rispetto della vita di ogni essere umano e, aggiungerei, animale. L’attualità riferisce che molto resta da fare per raggiungere quegli obiettivi. Memoria, perciò, educazione e formazione ad ogni livello per condannare davvero stragi del passato e del presente e per cercare di attuare uno stato sociale, universale, a misura d’uomo”.

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