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Martedì 21 Febbraio 2017 | 11:05

Tarquinia, i no coke inseriti nel monitoraggio. Il movimento era stato escluso dall’indagine sui rischi tumorali

L’indagine è tesa a valutare lo stato di rischio di malattie tumorali nella popolazione del comprensorio dovute alle varie fonti di inquinamento presenti nella città di Civitavecchia

Tarquinia, i no coke inseriti nel monitoraggio. Il movimento era stato escluso dall’indagine sui rischi tumorali

“Indagine su ambiente e monitoraggio” a cura del Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, grazie al Movimento No Coke della cittadina, anche Tarquinia è stata inserita nella ricerca in corso, adesso la parola al comitato etico. I Nocoke ringraziano il procuratore Amendola e e il dottor Forastiere per l’acquisita richiesta.
“A volte succede - commenta la Marzoli, portavoce del movimento nella cittadina - che le comunità facciano una richiesta legittima e che questa venga accolta. E’ successo in questi giorni, dopo che il Movimento No coke, gruppo di Tarquinia, avendo appreso dalla stampa dell’avvio dell'indagine su ambiente e biomonitoraggio di Civitavecchia (ABC), ed avendo notato la mancata inclusione Tarquinia dall’area di intervento oggetto dell’indagine, aveva chiesto a quest’ultimo spiegazioni, ed avanzato richiesta di inserimento”.
L’indagine, finanziata dall’Autorità portuale su sollecitazione del procuratore della Repubblica Gianfranco Amendola, è tesa a valutare lo stato di rischio di malattie tumorali nella popolazione del comprensorio dovute alle varie fonti di inquinamento presenti nella città di Civitavecchia: “Non si comprendeva come mai proprio la zona di Tarquinia, pur essendo area tra le più interessate dalle ricadute inquinanti, essendo stretta come in una morsa tra le centrali elettriche di Civitavecchia e quella di Montalto, fosse stata esclusa - riferisce la Marzoli -. Dopo tanti anni di impegno per la difesa del diritto alla salute, dell’ambiente e dell'economia di questo territorio, portate avanti dai cittadini di Tarquinia, l’esclusione ci sembrava una ingiusta sottovalutazione delle gravi ricadute sanitarie, ambientali ed economiche subite”.

Servizio integrale nel Corriere di Viterbo del 10 aprile
a cura di Anna Maria Vinci

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