Ripresa economica italiana? Dipende dalle decisioni europee

25 maggio 2013

25.05.2013 - 15:48

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Siamo ancora tra color che son sospesi. Dopo più di tre mesi dalle elezioni, dopo che sembrava ci fosse stato uno sblocco delle situazioni di empasse, ancora nulla di concreto si riesce a vedere.
Anzi, sarebbe necessario affermare che i processi che erano stati posti in essere dal precedente Governo, denominato dei tecnici, sia in tema di maggiori entrate che di minori spese rendendo, in tal modo, felici una gran parte dei cittadini in tema di entrate (si pensi alla famigerata Imu) ma, nel contempo, allontanando, con la nota tecnica del rinvio, l’attuazione di una serie di provvedimenti, ritenuti necessari sia sul piano formale che sul piano sostanziale in termini della opportunità di limitare talune spese. Come questo Governo tanto sospirato riuscirà ad uscirne? Tutto dipenderà da quello che deciderà l’Europa e, più in particolare da come si orienterà la Cancelliera tedesca.
E’ infatti evidente che i nostri concittadini europei, i tedeschi, non sono molto protesi nei nostri confronti. In realtà, riteniamo, non lo siano mai stati. Ciò si riflette molto gravemente sull’andamento del nostro Paese (in termini di modalità di vita dei cittadini) in tema di economia.
I nostri concittadini tedeschi ci considerano economicamente inaffidabili. Questo loro assunto è stato in più sedi dimostrato ed è tanto vero che, in sede di Governo dei tecnici, è bastata la presenza, nelle sedi decisionali europee, di un Presidente del Consiglio con caratteristiche di comune considerazione di serietà e affidabilità per far salire le nostre quotazioni nell’ambito della Cee.
Noi, tuttavia, siamo in totale disaccordo sia con il nostro approccio serioso che, sembrerebbe, non abbia portato a grandi risultati, sia con quello pulcinellesco che ben poco è riuscito a dare al nostro Paese. Forse è giunto il momento di puntare i piedi, come si suol dire. Sia pure con il dovuto rispetto, è assolutamente necessario che in Europa si prenda atto della realtà dei fatti.
Dei molti paesi presenti nel mega stato europeo che per altro sono cresciuti rapidamente nel corso di questi ultimi anni, molti sono assolutamente, a nostro avviso, deboli sul piano economico. Se questo, come noi riteniamo, corrisponde alla verità, ciò significa che le citate debolezze vanno prese, in termini economici, in seria considerazione.
Non si possono, a nostro avviso, utilizzare atteggiamenti comuni a tutti e ciò specie in relazione al fatto che: siamo uno stato giovane; non siamo politicamente unificati; non siamo monetariamente unificati; abbiamo storie politico-etniche, molto distinte gli uni dagli altri. Questo significa che è assolutamente necessario che il nostro Presidente del Consiglio che già due volte si è recato a Bruxelles, non dovrà accogliere supinamente le indicazioni in tema di attenzioni sul bilancio del nostro Paese.
E’ necessario ottenere serie e sostanziali deroghe al limite del nostro debito pubblico al fine di consentire il finanziamento degli investimenti macroeconomici che siano trainanti rispetto agli investimenti microeconomici in capo alle singole imprese. Non ci sono, riteniamo, altre strade utili, tutto ciò che viene citato come alternativa, rappresenta solo e soltanto un palliativo per una morte certa e più lenta e dolorosa.
Qualcuno potrebbe pensare, non sentendone più parlare che la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda siano uscite dalla crisi, nulla di più sbagliato, è solo la stampa quotidiana che non si occupa più di loro in quanto non sono più spendibili in termini di originalità delle notizie che li riguardano. Tutti loro, continuano ad essere in grave situazione di crisi che, riteniamo, solo una soluzione come quella suggerita potrebbe attenuare.
Riteniamo trattasi di sciocchezze, allorquando, taluni, soggetti di ogni ordine e grado, prospettano di uscire dall’euro o, addirittura, dall’Europa. Purtroppo, tali tipi di scelte dovrebbero essere ponderate ex ante, in quanto sono tipologie irreversibili e, se prese con leggerezza ed in una difficile possibilità di variazione dell'ambiente in cui operano gli stati comportano una modalità d’azione che potrebbe essere definita come galleggiante. Non ci dobbiamo fare assolutamente illusioni: o procediamo con le misure, in entrata ed in uscita dei professori ovvero rompiamo gli indugi e domandiamo sostanziali cambiamenti con possibilità di deroghe parametriche tali che ci si possa agevolmente muovere.
Ma, detto questo ci chiediamo: riusciremo a farci dire di si dall’Europa e se ciò non avviene cosa faremo? Le risposte, a nostro avviso sono anche in relazione a quanto accaduto fino ad oggi, piuttosto semplici. Riteniamo che l’Europa, con la Germania in testa, non darà molte deroghe a meno che, in relazione al fatto che i tedeschi non crescono più, in termini economici, da tempo non abbiano bisogno, loro stessi di derogare agli indici esistenti oggi; in tal caso si cambieranno, riteniamo, le politiche relative ad indici e deroghe.
Quanto a quello che faremo noi questa è cosa piuttosto semplice: in queste condizioni il pallottoliere giornaliero dei fallimenti raggiungerà limiti mai visti fino ad oggi dalla storia economica postmoderna e la disoccupazione ed i disinvestimenti saranno di ordine esponenziale ma, siccome l’economia è omeostatica: prima o poi ci fermeremo.

Mauro Paoloni
ordinario di economia aziendale
all’Università di Roma Tre

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