Il contatore delle imprese che falliscono

11 maggio 2013

11.05.2013 - 16:59

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E' veramente rattristante che, in uno dei maggiori giornali economici italiani, quotidianamente, nella prima pagina, sia stato messo in es- sere un triste contatore: quello delle imprese fallite. Chi, come noi, in luogo di occuparsi, quotidianamente, di ormai inutili fatti di cronaca giudiziaria, che peraltro non han- no più alcuna rilevanza reale, si interessa dello stato di salute dell'economia di questo stranissimo Paese e pone la sua modesta attenzione sulla salute delle imprese italiane, deve purtroppo constatare che lo stato di per- dita assoluta delle aziende italiane è, a dir poco, devastante. Alla data di martedì scorso, le imprese fallite nel solo giorno in questione era di cinquantatré e più di cinquemila dall'inizio dell'anno.
E ciò è veramente devastante se solo si pensa che, la normative vigente in materia ha previsto una serie infinita di mezzi e modalità che possono, in qualche modo, evitare che le imprese capitolino. Non c'è nulla da fare, le imprese continuano inesorabilmente a morire. Chiunque legga quanto chiaramente indicato dai giornali si domanda il perché. Perché tante imprese muoiono? Che tipo di imprese sono? Nessuno è in grado di dare loro un aiuto? Ci sono stati errori di impostazione nelle stesse ovvero è il sistema Italia che non è stato e non sarà in grado di aiutare tutte queste imprese morienti? A vedere da profano quanto la stampa specialistica indica sembrerebbe quasi una logica di tiro al piccione o di luna park in cui, in una sorta di gioco di tiro con il fucile a piombini si colpiscono deboli bersagli pronti a cadere sotto I colpi di un'artiglieria non certo pesante. Ma cosa sta accadendo? Di tutto un pò ci verrebbe da dire, tutto quello che per anni abbiamo sottaciuto, quasi mettendo la testa sotto la sabbia, sta esplodendo in un solo momento. Migliaia di imprese cadono inesorabilmente sotto I colpi di una crisi che sembrerebbe non avere mai fine. La cosa che tuttavia più colpisce è che non ci si rende conto, da parte di una serie di attori che non è più un gioco che anche il funambolismo, tipico della nazione italiana e dei suoi particolari abitanti e della loro vena equilibristica ormai non regge più. Siamo al capolinea, signori e signori, il circo chiude, non ci sono più acrobati, domatori, mangiafuoco e chi più ne ha più ne metta, siamo vera- mente giunti al capolinea.
Non c'è ombra di dubbio che, in una situazione come questa, nessuno è più in grado di salvarsi, della serie: tutto ciò che di strano poteva essere fatto è stato già esperito ora non ci resta che: o piangere, fare le prefiche e far finta che nulla sia accaduto come continuano incoscientemente a fare tutti coloro che pensando di essere protetti da un ineffabile stipendio pubblico se ne fregano di assumere la benché minima responsabilità e continuano inesorabilmente a far finta che ogni cosa che possa chiamarsi crisi non li riguardi, ovvero ci si renda finalmente con- to che sono stati fatti tanti e tali di quei danni che il solo pensare di ripararne almeno alcuni possa essere veramente molto difficoltoso. Non siamo colpevolisti per natura e, soprattutto siamo abituati a leggere e sentire tante e tali stupidaggini dall'essere ormai divenuti totalmente insensibili alle stesse.
Non crediamo di essere troppo esagerati se affermiamo che una serie di personaggi indefinibili sopravvivono a periodi co- me questi e sguazzano cercando e creando confusioni di ogni tipo e che anche coloro che sono pagati per dipanare problematiche non lo fanno con lo spirito idoneo solo perché si fidano di notizie tendenziose e costruite create da altri che, come unica prerogativa hanno quella di non pagare personalmente per gli errori macroscopici che commettono proprio con una logica antitetica rispetto a quella di chi fa impresa. L'imprenditore paga sempre e di persona I propri errori e questa logica è direttamente proporzionale all'onestà ed alla diligenza dello stesso. Ciò significa che più si è onesti, seri e come dichiarano taluni, severi con se stessi e con gli altri nelle istituzioni di ogni tipo, più si paga caro l'esserlo ed il permanerlo. Il truffaldino, l'ipocrita, l'estortore e chi più ne ha più ne metta a proposito di certi personaggi non hanno alcun timore della attuale realtà. Questi signori non falliranno, non avranno problemi di alcun genere con I loro interlocutori, vuoi che si chiamino banche o clienti o fornitori o solo e più semplicemente solo avventori, personaggi dell'ultima ora e occasionali di ogni tipo. Siamo profondamente convinti che, il nostro paese, pulluli di soggetti di questo genere che hanno dalla loro il solo fatto, il più delle volte, di non essere smascherati e deferiti all'autorità competente. Siamo veramente rattristati e fortemente preoccupati e, soprattutto, ci chiediamo: siamo arrivati a toccare veramente il fondo, ovvero, si prospettano ancora problematiche pesanti per l'economia che possano, seriamente risolvere solo con una vera, drastica e incisive presa di posizione con autorità, le più disparate? A questo, francamente, in un momento come quello attuale, non siamo assoluta- mente in grado di dare una risposta concreta. Staremo a veder come va a finire.

Mauro Paoloni
professore di economia aziendale Università di Roma Tre

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