La coperta corta delle entrate dello Stato italiano

4 maggio 2013

04.05.2013 - 15:25

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Dopo mesi di litigi, dissensi e tentativi di vario genere il Paese ha un Governo. Ieri con la presentazione della lista dei Viceministri e dei Sottosegretari, finalmente, la cosiddetta squadra governativa è stata completata.
Ora, accanto ad un Presidente ultraottuagenario, a cui si è ricorsi, per un secondo mandato, laddove la situazione era divenuta, ormai, di totale stallo, si è dato luogo, proprio per volere di questo anziano signore, ad un Governo di larghe intese formato da forze politiche di centrodestra , di centrosinistra e di centro e basta. Il sistema politico dell'ultimo anno e mezzo ha portato in trionfo e poi cancellato in un attimo il periodo governativo denominato dei professori archiviando definitivamente (almeno così sembrerebbe) un modello che sembrava essere la panacea di tutti i mali e, con esso, il suo rappresentante principale che era entrato in Parlamento osannato e ne è uscito quasi pernacchiato o, comunque, senza alcun riconoscimento, laddove, in un certo momento storico, sembrava che, lo stesso, potesse risolvere tutti i problemi economici del nostro Paese.
Ora, il vecchio Presidente, lo stesso artefice di quel Governo dei tecnici che sembrava essere risolutivo per il momento storico e che, invece, si è rivelato un totale flop, ha messo in pista uno dei più giovani Presidenti del Consiglio della storia repubblicana (in realtà giovane solo d'età perché da molti anni imperversa nella scena politica italiana), il quale ha costruito un Governo definibile, a nostro avviso, come di seconde linee, con una squadra di soli politici (I tecnici sono pochi) tutti noti per il fatto di non essere noti e, strano ma vero, è proprio questa la novità di questo Governo: la scarsa notorietà dei suoi membri. Alcuni giorni fa, girava nei palazzi, la voce che una delle regole essenziali per la costruzione della nuova squadra di Governo era quella che coloro che ne avrebbero fatto parte dovevano avere come prima caratteristica quella di non essere stati Ministri o affini di precedenti Governi di tipo politico. Pensate la bizzarria e la fantasia di noi italiani e del mitico Presidente (ormai imperatore?) di questa sgangherata Repubblica.
In luogo di usare, in periodico me questi, la logica dell'esperienza (che dovrebbe significare maggiore conoscenza) si tira fuori dal cappello una modalità assolutamente contraria quella dell'inesperienza. Ed allora non ci dobbiamo meravigliare, se poi, sono usciti nomi e facce che sono sicuramente nuovi (o seminuovi ed ex trombati) ma che sono ben lontani dall'avere quell'esperienza e conoscenza delle materie di cui si dovranno andare ad occupare dal creare vera e seria preoccupazione a chi, un minimo, capisce I problemi del Paese. Già perché, allo stato, I problemi sono sempre gli stessi, anzi sono amplificati da alcuni mesi di totale inerzia. Ricapitoliamo: il Governo dei tecnici al fine di far stare l'Italia nei parametri Europei ha posto in essere una serie di provvedimenti (manovre in gergo tecnico) che, nella sostanza hanno notevolmente inasprito la pressione fiscale (si pensi solo all'IMU ed all'incremento dell'IVA).Non solo, lo stesso Governo ha fortemente stretto sulle pensioni dando luogo ad una riforma che è stato il cavallo di battaglia, la punta di diamante dello stesso ed il suo Presidente, laddove qualche scalmanato ha fatto dichiarazioni circa la possibilità di abolire talune imposte tanto pesanti per la gente comune (si pensi proprio alla famigerata IMU) ha risposto che sarebbe stata una pazzia e che avrebbe sconquassato, tale provvedimento incauto, tutti I conti che fino a quel momento erano stati, a detta di chi aveva operato fino ad allora, totalmente risanati.
Ora, un nuovo Governo, nella persona del suo Presidente, effettua la sua prima dichiarazione economica proprio in senso inverso rispetto a quello precedente dichiarando che, come primo provvedimento l'IMU sarà tolta.
A ciò si aggiunga che il soggetto politico che per primo aveva messo in campo questa idea e che, guarda caso è anche il leader di uno degli schieramenti più politici più importanti, dichiara che se questo non dovesse avvenire il Governo perderebbe la fiducia dei suoi e, quindi, sarebbe già morto prima di iniziare a vivere. Noi che siamo dei modesti ragionieri facciamo considerazioni molto più semplice nella logica (della nonna) delle dimensioni della coperta. E' noto e questo crediamo sia inconfutabile che la coperta delle entrate italiane rispetto alle uscite è molto corta. E' altresì noto, anzi notissimo che tutti I tentativi posti in essere fino ad oggi di renderla più lunga attraverso la riduzione della spesa pubblica e della famosa lotta all'evasione sono risultati solo belle parole che hanno riempito la bocca di politici di tutte le parti ma, poi, ben poco hanno avuto seguito. Detto questo significa che se vogliamo rimanere nei parametri europei ci rimane solo la strada di non toccare l'imposizione fiscale attuale che, almeno a detta del Governo dei tecnici e del suo maggiore rappresentante, è appena sufficiente per soddisfare le esigenze del Paese.
Ma se allora questa è la situazione non ci rimane che domandare una deroga all'Europa ed uscire fuori dai parametri aumentando il debito pubblico. Crediamo che il viaggio del nuovissimo Presidente del Consiglio a Berlino, Parigi e Bruxelles sia servito proprio a questo. Ma ammesso che I nostri controllori europei ci diano il via libera a questa operazione di ulteriore indebitamento ci chiediamo: maI debiti, anzi gli interessi sui nuovi debiti poi chi li paga? Auguri giovane e baldanzoso Presidente I fatti saranno quelli che saranno in grado(molto presto temo)di valutarla.


Mauro Paoloni
professore di economia aziendale
Università di Roma Tre

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