Ma cosa sta accadendo nell'economia italiana?

16 febbraio 2013

16.02.2013 - 14:16

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La domanda che, nel leggere I giornali o guardare la televisione in questi giorni si fa un comune mortale è spontanea: cosa sta accadendo all'economia italiana? C'è voluto un processo durato decenni e decenni, per costruire, nel nostro Paese, una struttura economica che seppure caratterizzata da punti di forza e di debolezza, in ogni caso, era tale da fare in modo che l'Italia appartenesse al quel gruppo di paesi, nel mondo che erano definiti come altamente industrializzati. Parliamo, nel nostro discorso, al passato, non certo perché non è più così almeno al momento ma solo e solamente per il fatto che, sembrerebbe che una mano invisibile, per usare una metafora cara ad uno dei più grandi economisti del passato, stia operando per fare in modo che, quello che in tanti anni e con fatica era stato costruito, sia, nell'arco di un limitatissimo periodo di tempo, distrutto.
Il nostro Paese e noi, abitanti dello stesso, rappresentano, a livello mondiale, un binomio che, sicuramente, a parte certi aspetti singolari e negativi che, a fasi alterne e con successo in alcuni periodi si è cercato di eliminare (si pensi alla malavita organizzata) che è riconosciuto come di eccellenza e questo per una serie di evidenti ragioni.
Circa il belpaese (l'espressione in uso da parte di tutti nel globo non è certo casuale), le sue bellezze, storiche, architettoniche, culturali e naturalistiche sono tali da far si che, lo stesso, si presenti al mondo come un elemento di eccellenza. Nel contempo, gli italiani, nel corso degli anni, hanno saputo dimostrare di essere, in patria ed all'estero, assolute primizie in ogni campo a partire da quello economico.
Eppure da qualche decennio si ha proprio la sensazione che qualcosa si sia rotto negli equilibri soprattutto interni del Paese, parrebbe proprio che il feeling tra Italia ed italiani non sia più quello di una volta ma che, invece, si sia innescato un processo di graduale rottura tra patria e cittadini tale da far sconquassare tutto. Tale processo ha raggiunto, ormai, una tale dimensione da far porre quesiti non solo agli esperti che di certe materie sono studiosi e, quindi, deputati a porsi domande anche in condizioni normali e consuete ma anche e soprattutto a chiunque, italiano o estero, guardi l'Italia, in termini economici, rispetto a quello che sta accadendo e si renda conto di quanti fatti nefandi la stanno caratterizzando. Alcuni esempi solo dell'ultimo periodo? Ilva, Monte dei Paschi, Finmeccanica, solo per citare tre colossi dell'economia italiana, operanti in tre settori assolutamente distinti che hanno fatto la vita economica e sociale del Paese.
La prima, già denominata Italsider, una delle maggiori produttrici di acciaio del mondo con, al suo attivo, più di dodicimila addetti diretti ed altrettante migliaia nel cosiddetto indotto. Come è noto, per fatti relativi all'impatto della stessa con l'ambiente, è stata oggetto di un provvedimento di chiusura. La seconda, una delle più antiche banche operanti nel mercato interno, la terza, in ordine di numeri (dipendenti, raccolta, impieghi ecc., ecc.) con più di quarantamila dipendenti, fiore all'occhiello di un intero territorio geografico, azienda, sulla quale, lo stesso, basava gran parte della sua economia, sull'orlo della bancarotta a causa di operazioni economiche di acquisizione definite, dai più molto leggere. La terza, una delle maggiori imprese industriali nel settore dei cosiddetti grandi impianti, un elemento di eccellenza nel mondo (si pensi che I suoi mezzi militari ed I suoi sistemi di sicurezza sono presenti nella gran parte dei presidi specifici mondiali) con al suo attivo circa settantamila dipendenti diretti e decine di migliaia appartenenti all'indotto, il vertice governativo della quale è, ormai da tempo ma particolarmente negli ultimi giorni, oggetto di provvedimenti apparentemente molto gravi che la indeboliscono micidialmente rispetto al mondo. In un arco ristrettissimo di tempo ed in un periodo economico di crisi che dura, ormai, da almeno cinque anni, sembrerebbe proprio che la già citata, mano invisibile economica abbia deciso che il nostro Paese debba essere oggetto di totale autodistruzione.
Già parliamo di un elemento distruttivo autoctono e nel fare ciò, riteniamo, di non metterci del nostro ma solo e solamente di essere osservatori passivi e neanche tanto attenti né specialisti, di quanto accade.
Dipende solo e solamente da noi, ci viene da dire, da quello che riusciamo a generare in termini negativi. Sembra, quasi che con la stessa dovizia e difficoltà con cui, in tanti operosi anni, abbiamo, tutti insieme, contribuito a costruire eccellenze economiche rendendole note in tutto il mondo, ora, in pochi attimi, siamo intenzionati seriamente alla loro totale distruzione. Ma cosa è successo, ci siamo domandati, qual’è lo spirito che animatale e tanta volontà distruttiva? Alla domanda abbiamo, nel contempo, provato a dare una risposta che potrebbe essere la seguente: lo spirito individualistico, l'eccessiva esaltazione dell'ego di capaci ed intelligenti professionisti italiani operanti nei diversi settori socio-economici sta prevalendo rispetto ad un nobile sentimento istituzional nazionalistico che, poco a poco e tristemente vede il suo tramonto. Che fare? Allo stato solo attendere, almeno in termini economici che la mano invisibile che oseremmo definire buona, affronti quella cattiva in un accanito braccio di ferro e la sconfigga.

Mauro Paoloni
Ordinario di economia aziendale
all’Università di Roma Tre

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