Banca e finanza due concetti molto diversi

24 novembre 2012

24.11.2012 - 14:03

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Molto spesso, e mai negli ambienti più disparati, si parla e più soventemente si sparla di banca/banche e di finanza/ finanze. I delatori che si cimentano in dissertazioni apparentemente edotte ma sostanzialmente errate, ad avviso di chi scrive, commettono, nella gran parte dei casi, un macroscopico errore, ovvero: ritengono che i due concetti esposti siano intercambiabili, sovrapponibili, in sostanza che siano la stessa cosa. Ciò porta un utilizzo dell'uno o dell'altro termine con una logica sinonimica che ci ha sempre fatto molto pensare. Ma le cose, come detto, non stanno affatto così. Nella teoria economico-aziendale e, soprattutto, nella mente dei banchieri, i due concetti sono profondamente diversi e ci sembra opportuno, anche e soprattutto in relazione al fatto che queste due argomentazioni sono molto in voga in questo momento storico, chiarirne la sostanziale differenza e mettere in luce la portata di ciascuno anche in relazione al mondo economico nazionale ed internazionale che fa delle banche e della finanza due attori sostanziali seppure nelle loro diversità.
La banca è un'impresa con spiccate radici storiche (ha più di cinquecento anni) e con tutte le caratteristiche dell'impresa, prima fra tutte quella di generare profitti. Oltreoceano i banchieri sono anche proprietari di grandi banche, in Italia invece sono soprattutto manager. In Italia il passaggio proprietario delle banche è stato epocale ed ha avuto inizio alla fine degli anni Novanta quando lo Stato, che era proprietario delle banche di maggiori dimensioni, e mise una specifica normativa che gli consentisse, nel contempo, di cedere le proprie banche ai privati e di fare in modo che molte delle stesse si accorpassero attraverso operazioni straordinarie agevolate. Ne scaturirono delle grandi public company nelle quali, l'entità del numero delle azioni di proprietà degli azionisti maggiori, così come è tipico nelle grandi società ad azionariato diffuso, è di pochi punti percentuali rispetto al totale ed, allo stato è in mano a Fondazioni, a banche d'affari, a banche estere, ad investitori esteri e, da qualche tempo, anche ad imprenditori, il resto è flottante.
E' opportuno sottolineare che questo modello d'impresa bancaria è stato importato proprio dagli stati nordamericani che sono passati dai grandi banchieri dei primi del Novecento all'azionariato diffuso ed ai manager bancari odierni (anch'essi definiti banchieri). Quando si parla di banchieri, specie in questo momento storico, si pensa ad una sorta di vampiri con il sangue che gli cola ancora dalla bocca per aver appena morso il collo di un cliente o di uno sprovveduto risparmiatore. Un termine molto altisonante quello di banchiere cui, molti, associano una serie di attributi come: ricchezza, potenza, mistero. A tutto ciò occorre aggiungere una sorta di sillogismo, almeno in questo particolare momento nel nostro Paese, con il Governo in carica causa la presenza, nello stesso, di alcuni ex-banchieri che si sono votati alla vita politica ma che lo hanno fatto in modo piuttosto singolare e, soprattutto, seguendo una corsia preferenziale che non passa certo per il consenso elettorale. Altro segno del potere dei banchieri, dicono in molti. In modo molto semplice e nel rispetto delle opinioni di tutti la banca è un'impresa che svolge il mestiere, molto elementare, di compravendere denaro, di acquisirlo dalle unità in surplus (i risparmiatori) per destinarlo verso quelle in deficit (le imprese).
Questo è quello che da cinquecento anni fanno le banche ed è quello che, in questo momento storico, faticano a fare per una serie di ragioni che vanno dall'assottigliarsi dei risparmi, alle forme alternative e più redditizie di investimento dei denari dei risparmiatori, fino ai rendimenti molto allettanti e poco rischiosi dei Titoli di Stato rispetto ad una raccolta a tassi irrisori dalla Banca Centrale Europea che evidenzia la rischiosità estrema dell'attività di compravendita del denaro rispetto agli investimenti in titoli di Stato estremamente redditizi. La finanza è, invece, una funzione dell'impresa, ovvero, una parte del tutto ma non il tutto. La finanza è funzione di tutte le imprese incluse le banche. Questo significa che tutte le imprese, indipendentemente dal mestiere che svolgono, hanno la necessità, puntuale ed estrema, di avere una parte della propria organizzazione impegnata nella ricerca e nel migliore utilizzo di finanza. Ogni impresa, in relazione al tipo di attività che svolge, deve avere una adeguata potenza finanziaria, ovvero, la capacità di far fronte regolarmente alle proprie uscite con le proprie entrate. Anche qui il concetto è molto banale, ogni impresa deve essere capace di gestire le proprie necessità finanziarie adeguatamente ed in relazione ai mezzi ed alle modalità che i mercati offrono. Certamente, negli ultimi dieci anni, gli studi di finanza e di strumenti finanziari sono notevolmente aumentati e si sono affinati ma, di certo, la finanza ha una storia molto più breve (solo una settantina d'anni) rispetto alla banca di cui è funzione. Chi si occupa di finanza, almeno in via teorica, dovrebbe conoscerne le regole da applicare ad ogni tipo d'impresa e, quindi, anche alla banca. E' chiaro, dunque che i concetti divergono sostanzialmente e che se anche, negli ultimi venti anni, la finanza ha assunto un ruolo importante per lo sviluppo che ha avuto in termini di mezzi e di opportunità, la banca è e resta una tipologia d'impresa di vitale importanza per una collettività economica organizzata.

Mauro Paoloni

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