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Giovedì 08 Dicembre 2016 | 16:57

Serve la colletta per la cauzione?

Serve la colletta per la cauzione?

Era un po’ di tempo che non si faceva vivo e francamente cominciavamo a preoccuparci. I miti, buoni, cattivi, a mezz’aria, i miti di questa fragile modernità devono alimentarsi, non possono scomparire - se non per sempre, ma quello è un altro discorso - devono ripresentarsi ogni tanto e tornare a impressionarci con le loro gesta.
E Lapo è tornato, la polizia di New York lo accusa di avere simulato un sequestro, una cosetta per cui potrebbe finire in carcere anche per due anni, e si sa che gli americani su queste cose non scherzano.
Cosa avrebbe combinato? Semplice. Arriva il Giorno del Ringraziamento a NY si insedia in un appartamento e comincia un festino a base si drug and sex, due giorni. Solo che a un certo punto i dollari finiscono e allora lui che fa? Chiama la casa madre, a Torino, annuncia di essere stato rapito e chiede un contributo di diecimila dollari per farsi liberare.
La casa-madre avvisa però la polizia che ci mette un niente per trovare un trans con il malloppo - quello con cui Lapo si stava dilettando - e scoprire tutta la messa in scena.
Un bel guaio che dice di alcune cose.
Lapo ha le sue abitudini e non si smentisce, i suoi ritmi di vita sono ad alta velocità e gli additivi costano e anche parecchio.
A quel punto, e già siamo oltre la soglia della normalità, scatta la differenza: l’inventiva che costruisce uno stratagemma, infantile, innocente, se si vuole, perché a chi lo architetta non viene minimamente in testa che il piano ha troppe variabili incerte e incontrollabili per poter funzionare: un trans, la polizia di NY, la famiglia a Torino. E infatti l’inghippo non funziona.
E’ fantastica questa riapparizione di Lapo: intanto lo ringraziamo per averci distratto dal tran tran, per averci tolto da questo insostenibile Sì/No/Sì/No che incombe domenica prossima. Per un giorno, pensiamo a lui e non alle truppe dei due schieramenti che se le stanno dando a tutto spiano, su un copione francamente ripetitivo e noioso.
Grazie Lapo, grazie per questa vita estemporanea e all’arma bianca, che ogni tanto torna a riaffacciarsi e ci dice di un mondo parallelo che noi vediamo da lontano e proprio per questo trasformiamo in un mito. I miti che ci possiamo permettere, certo.
La distanza è fondamentale, non i chilometri che ci separano da NY, ma il territorio simbolico in cui vivi, di per sé inaccessibile, se non quando arrivi davanti a un negozio e parcheggi il suv mimetico come se fosse la piazzetta sotto casa. Allora ti vediamo per un momento, come quando appari con le tue giacchette technicolor o l’ennesima delle ennesime inarrivabili compagnie con cui ti ami circondare. Oh, nessun moralismo, magari un poco di invidia, come si fa a non provarla?! Vivi la vita come ti pare. Certo, però, caro Lapo, pensavamo che la cassa fosse più fornita. Mi cadi su diecimila dollari, diecimila fottutissimi dollari, quando tutti stavamo a pensare a un pozzo personale senza limiti. Allora anche tu hai il lunario da sbarcare? Anche tu devi fare i conti e scoprire che sei al verde? E ti devi arrabattare e ricorrere alla tutta nostrana arte di arrangiarsi per tappare il buco che si è aperto.
Lapo, continua a correre, speriamo vivamente che le porte del carcere non si aprano, ma certo se si aprissero ti saremmo ancora più vicini. A proposito, serve una colletta per la cauzione?

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