Falsa manutenzione, ecco come funzionava il “sistema Cotral”

Viterbo

Falsa manutenzione, ecco come funzionava il “sistema Cotral”

18.01.2017 - 09:48

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L’inchiesta della Guardia di Finanza sulla truffa attorno alle false manutenzioni degli autobus Cotral (LEGGI) ha sollevato il coperchio di un pentolone di malaffare: un vero “Sistema Cotral”, come lo definisce il gip Massimo Battistini, e cioè “reiterazione nel tempo di omissioni e irregolarità nelle lavorazioni, che di fatto hanno costituito la norma e non l’eccezione.

La Finanza ha indagato a campione su 57 situazioni nell’arco di due anni, e su tutte e 57 ha rilevato episodi illeciti: un vero record.

La sicurezza dei passeggeri (ma anche degli autisti) e l’efficienza del servizio erano l’ultimo dei problemi

La filiera dei “servitori infedeli” del servizio pubblico di trasporti era lunga, e non poteva non contare su un ventaglio ampio di complicità: in primis le ditte di ricambi e manutenzione, che si arricchivano sulle spalle del Cotral, e quindi dei contribuenti; quindi alcuni dirigenti locali, responsabili tecnici, operai, addetti alle officine.

I pm avevano chiesto l’arresto per 15 persone, ottenendo però soltanto quello di Mauro Valentini, 55 anni, titolare di una ditta di Ladispoli; tra gli indagati ci sono dipendenti di quasi ogni deposito Cotral.

Pezzi di ricambio usati venivano fatturati come nuovi. Addirittura, nel caso in cui Cotral forniva i pezzi da montare, si è scoperto che questi non finivano sugli autobus (che in alcuni casi erano in servizio nel momento in cui risutavano in officina) ma in un deposito clandestino per essere poi rivenduti come nuovi alla stessa ditta fornitrice di Cotral, dopo aver rimosso le etichette.

I riscontri eseguiti su circa 1.400 vetture, cioè quasi tutti gli autobus Cotral, hanno messo in evidenza inoltre che anche i cronotachigrafi digitali in dotazione ai bus di linea non venivano revisionati: l'impresa affidataria dell'appalto ne certificava falsamente la taratura e incassava senza aver svolto il lavoro.

Analizzando i tracciati dei sistemi di localizzazione installati a bordo dei pullman, gli investigatori hanno potuto verificare che, nelle date in cui veniva attestata la revisione, le vetture di linea si trovavano in servizio o erano ferme nei depositi.

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