Acquapendente

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Degenera lite tra i rifugiati, coltellate al centro d'accoglienza

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Una discussione per motivi religiosi tra un immigrato di fede cristiana e un musulmano che sarebbe degenerata. Un coltello da cucina che sarebbe stato impugnato da uno dei due contendenti e sferrato contro l’altro. L’arrivo sul posto di alcune ambulanze e di numerose auto dei carabinieri, si parla addirittura di sette.

Ad Acquapendente da due giorni non si parla d’altro. Non si parla che dell’accoltellamento che sarebbe avvenuto la sera di giovedì 27 ottobre 2016, intorno alle 21, all’interno dell'albergo Aquila d'oro, che ospita un centro di accoglienza per rifugiati.

Non è chiaro se la lite abbia interessato anche qualcuno altro dei circa 80 ospiti della struttura. Pare invece che abbia coinvolto un operatore, un mediatore culturale, intervenuto forse nel tentativo di separare i due facinorosi, uno dei quali sarebbe stato ubriaco. Parliamo di voci perché ufficialmente nulla è trapelato. Tanto che su Facebook gli aquesiani si interrogano proprio sull’assenza di informazioni, come se L’Aquila d’oro fosse una specie di “area 51”, di zona extraterritoriale sotto il controllo del ministero dell’Interno.

Di sicuro c’è che l’andirivieni sulla Cassia e i lampeggianti sono stati notati da molti. E di sicuro c’è anche che, da Civita Castellana a Viterbo, da Acquapendente a Blera, l’allarme per la presenza o l’arrivo dei rifugiati in questi giorni sono di nuovo alle stelle.

Ventiquattro sono i rifugiati attesi a breve a Civitella Cesi, frazione blerana di 200 persone, dove venerdì sera nell’ex scuola si è svolta una tesa assemblea cittadina, alla presenza del sindaco Elena Tolomei. Pressoché unanime la contrarietà espressa dai presenti all’arrivo dei migranti in un ex agriturismo, anche se dovrebbe trattarsi solo di donne e bambini.


(Servizio completo sul Corriere di Viterbo del 30 ottobre 2016 - COMPRA L'EDIZIONE DIGITALE)

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