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Martedì 24 Gennaio 2017 | 22:29

Un "amaro" 2012 per le imprese della Tuscia. Crescita sotto lo zero

Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo: "Si metta in campo ogni strumento per evitare l’emorragia del nostro patrimonio imprenditoriale"

Un "amaro" 2012 per le imprese della Tuscia. Crescita sotto lo zero

Il 2012 si chiude con il segno meno per le imprese della Tuscia che chiudono l’anno tra aperture e chiusure con un saldo pari al – 0,02 per cento. 

Rapporto Movimprese di Unioncamere Il rapporto è realizzato sulla base del Registro imprese della Camera di commercio di Viterbo, evidenziando come il dato della Tuscia sia il più basso del Lazio e inferiore alla media nazionale (0,31 per cento). 

I numeri I dati parlano chiaro, sono state 2mila 360 nel 2012 le imprese iscritte, contro le 2366 cessazioni, con un saldo negativo di -6 imprese.

Le piccole imprese subiscono la crisi A tracciare il preoccupante quandro che riguarda le micro e piccole imprese del territorio è Ferdindo Palombella, presidente della Camera di Commercio di Viterbo: “Il nostro tessuto imprenditoriale subisce in maniera consistente il perdurare della crisi, ponendo in grave difficoltà numerose attività tradizionali che si vedono costrette a chiudere. Al tempo stesso dal Rapporto si coglie il dinamismo in alcuni settori, in cui si intraprende la strada imprenditoriale sia per reagire alle difficoltà occupazionali sia per diversificare la propria attività. È urgente mettere in campo a livello nazionale tutti gli strumenti per evitare l’emorragia del nostro patrimonio imprenditoriale. L’attenzione a temi quali il credito, l’occupazione, la semplificazione amministrativa, la riduzione della pressione fiscale non sono più scelte rimandabili”.

Settori in sofferenza L’analisi settoriale dei dati mostra nel settore agricolo, che da solo rappresenta oltre il 32% del totale delle imprese nella Tuscia, una contrazione del 2,21%. La diminuzione è determinata in parte dalla generale situazione di crisi del mondo agricolo e in parte da fattori endogeni quali l’insufficiente ricambio generazionale e dai processi di razionalizzazione e accorpamento tra imprese che essendo di piccole dimensioni sono poco strutturate e fragili dal punto di vista finanziario e organizzativo. In flessione anche le attività manifatturiere (-2%), delle costruzioni (-1,73%), e finanziarie e assicurative (-0,55%).

Settori in positivo Tengono, invece, il settore del commercio (+0,47%), le cui imprese rappresentano il 22% del totale delle imprese provinciali, e dei trasporti (+0,66%). Positivi i risultati anche dei servizi di alloggio e ristorazione che crescono di oltre il 3%, dato molto significativo in un’ottica di sviluppo della vocazione turistica del territorio. Buone prospettive anche nelle attività immobiliari (+2,06%) e per le attività di noleggio e agenzie di viaggio (+3,71%) e le attività professionali e tecniche (+4,41%). Da evidenziare la crescita del settore per la fornitura di energia elettrica dovuto alla nascita nel nostro territorio di imprese per la produzione di energie alternative.  

Diminuiscono le ditte individuali Altrettanto rilevante è l’analisi delle variazioni per forma giuridica delle imprese. Nel 2012 nella provincia di Viterbo si rileva più marcatamente rispetto alla media nazionale il processo di cambiamento del tessuto imprenditoriale con la diminuzione delle ditte individuali (-1,23%), a vantaggio di forme giuridiche più strutturate quali le società di capitali (+3,88%) e di persone (+0,91%).

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