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Morì per una piaga da decubito, il figlio chiede un maxi risarcimento

29.06.2016 - 10:11

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Morì l’ospedale di Bracciano per una piaga da decubito che aveva causato un’infezione (LEGGI qui). Ora per quel decesso è in corso un procedimento civile presso il tribunale di Viterbo, promosso dal figlio dell’anziana donna Giorgio Bernardi - assistito dall’avvocato Stefano Paniccia del foro di Roma - che chiede un risarcimento danni di 150mila euro verso il medico di famiglia e verso i responsabili dell’assistenza domiciliare integrata della Asl di Viterbo.

Tutto parte nel novembre del 2011 quando la signora Vittorina Nicodemi fu trattata con il servizio di assistenza domiciliare per una piaga da decubito nel tallone destro. La donna era stata presa in cura da un’equipe di sanitari della Asl di Viterbo guidata dal medico di base. Tuttavia il 7 agosto del 2012 dopo un ricovero d’urgenza all’ospedale di Bracciano morì per “un decubito infetto al 4° stadio al tallone destro”, così come è scritto nell’avviso di morte redatto dai medici del nosocomio.

“Un decubito - dice il figlio che ha intentato la causa - che, nonostante le cure, in otto mesi circa si è trasformato da incipiente a un 4° stadio, ovvero la condizione più grave per una piaga, ed ha condotto alla morte della paziente”. Le rivendicazioni del figlio sono fondate sul fatto che, secondo la citazione, “la cartella clinica domiciliare non fu redatta”, pertanto non vi è alcuna prova che furono eseguite delle cure”. Inoltre “il consenso informato della paziente non fu acquisito dai medici curanti”.

Il processo civile si è aperto qualche mese fa con la nomina di un consulente tecnico d’ufficio. Ma il medico, un po’ a sorpresa, dopo aver accettato l’incarico ed aver iniziato la perizia, ha rinunciato all’incarico dichiarando di non avere le specifiche conoscenze delle normative e dei regolamenti che disciplinano l’assistenza domiciliare integrata. Così il tribunale ha nominato un nuovo consulente e l’incarico sarà affidato durante l’udienza fissata per il 13 luglio. Inoltre il giudice civile ha trasmesso gli atti al presidente del tribunale affinché valuti eventuali provvedimenti da prendere. In ogni caso il signor Bernardi ha presentato una denuncia in Procura con l’ipotesi di reato di “rifiuto di uffici legalmente dovuti.

Una vicenda che si trascina nelle aule giudiziarie ormai da quasi 4 anni. Infatti oltre al procedimento civile che sta facendo il suo corso ci sono anche dei procedimenti penali. Per il medico di base era stata chiesta l’archiviazione, tuttavia la famiglia della donna deceduta ha fatto opposizione e ancora la vicenda non è stata discussa davanti al gip. Inizialmente si doveva discutere davanti al giudice Silvia Mattei poi il procedimento è passato al gip Stefano Pepe. Sarebbero state chiuse, invece, le indagini preliminari a carico di una guardia medica sempre legate a questa vicenda.

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