Civita Castellana, ha chiuso anche l'ultimo cinema. Una sconfitta sociale e culturale

Civita Castellana, ha chiuso anche l'ultimo cinema. Una sconfitta sociale e culturale

Dopo decenni, ieri ha chiuso i battenti il cinema Florida

04.04.2013 - 16:25

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E Civita Castellana rimane senza sale cinematografiche. Sembra, è proprio il caso di dirlo, di assistere alla trama di un brutto film che mai nessuno si sarebbe sognato di vedere, invece purtroppo è la pura e amara realtà delle cose. Ieri il cinema Florida ha chiuso i battenti dopo decenni di gloriosa presenza. Sulle poltrone della sua grande sala intere generazioni hanno vissuto forti emozioni e sensazioni profonde, immedesimandosi nelle avventure e nelle storie drammatiche e divertenti dei propri idoli di celluloide. La stessa triste sorte era toccata alcuni anni fa all'altro storico cinema civitonico, il cinema Flaminio.

Per la cittadina falisca rimasta ora orfana di sale cinematografiche, si tratta di una grave sconfitta sul piano culturale. Ma come è possibile che una cittadina di diciassettemila persone, seconda per numero di abitanti nella provincia di Viterbo, sia rimasta priva di un cinema?

Le cause di questa “eclisse”
è dovuta innanzitutto agli alti costi di gestione della struttura che, per essere sostenuti, dovrebbero essere accompagnati da frequenti pienoni e da pingui incassi. Altrimenti la passione e la buona volontà non sono sufficienti a compiere miracoli. In secondo luogo va sottolineata la spietata concorrenza delle modernissime multisale che sono proliferate, negli ultimi anni, in alcuni paesi vicini a Civita Castellana e che inevitabilmente, con la loro ampia e varia offerta di visioni , hanno tolto alla sala cinematografica civitonica un gran numero di clienti. Da non sottovalutare infine la presenza di internet, dove i film sono facilmente scaricabili e visibili in casa propria, e lo stesso noleggio dei dvd nelle videoteche che va per la maggiore. Rimane comunque il fatto che adesso per i civitonici godere un film in prima visione non è più possibile, occorre recarsi per forza di cose altrove. Una sconfitta culturale e sociale per la cittadina falisca che contribuisce ancora di più a mettere in evidenza la crisi imperante.

A cura di Alfredo Parroccini

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