Sergio Casagrande in bianco e nero

LAPIS

Ambiente, lo sgambetto di Trump e noi elettori

03.06.2017 - 15:16

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Davvero sciocco chi ancora pensava che Donald Trump stesse scherzando.


Lo aveva detto alla vigilia della sua elezione a presidente degli Stati Uniti d’America. Lo aveva ribadito anche poco dopo. E ora lo ha fatto: ritira il suo Paese dagli accordi sul clima firmati nel 2015 a Parigi.


Con questo non significa che Trump ucciderà il mondo o lo condannerà inesorabilmente al suo destino con l’impossibilità di una sopravvivenza per colpa del dilagare degli inquinanti e il perdurare dello sfruttamento delle risorse della Terra. Ma, di certo, è un bello sgambetto a quegli impegni che, proprio a Parigi,si era impegnata di condividere la maggioranza dei Paesi responsabili delle emissioni globali dei gas serra. Maggioranza di cui gli Stati Uniti, da molti lustri ormai sul podio dei Paesi più inquinanti del pianeta, erano finalmente entrati a far parte dopo lunghi tentennamenti.


Comunque sia, non è sul merito di questa decisione che intendiamo porre l’attenzione. E sui suoi possibili effetti. Ma sul suo percorso.


E’ stata una promessa elettorale. Ed è stata mantenuta.


Sorprende, quindi, ora scoprire dalle notizie in arrivo dall’America che la maggioranza degli statunitensi non è favorevole alla scelta fatta dal loro presidente sull’intesa siglata a Parigi dal suo predecessore Obama. Sorprende, perché in questa maggioranza ci sono sicuramente moltissimi di quegli americani che si sono recati alle urne per le Presidenziali e hanno votato proprio Donald Trump; e ci sono anche moltissimi di quelli che invece hanno preferito rimanere a casa e astenersi contribuendo così, forse più degli altri, alla vittoria di Donald Trump (nel 2016 l’affluenza negli Usa è stata di appena il 56,9% degli aventi diritto).


Possiamo, quindi, discutere a lungo sul danno causato dalla decisione (è ovvio che non contribuisce ad accelerare la salvaguardia ambientale del pianeta). Ma la scelta fatta ora dal presidente degli Usa va, comunque, considerata politicamente legittima, perché viene da un uomo che si trova alla guida di una nazione dopo essere stato democraticamente eletto. E perché, proprio per questo percorso democratico che lo ha portato al potere e alla responsabilità di certe decisioni, rappresenta la volontà della maggioranza dei suoi cittadini-elettori. Ma si dovrebbe, tuttavia, riflettere sull’importanza delle scelte che si fanno quando ci si reca al voto. O vi si rinuncia.

Una riflessione che dovrebbero fare, in primo luogo, gli americani. Ma anche noi, visto che - troppo spesso - o non andiamo alle urne o diamo la nostra preferenza senza neppure conoscere a fondo il programma e gli impegni che vogliono realizzare i candidati.


O, forse, noi no... perché, d’altronde, le promesse elettorali i nostri candidati in verità non le mantengono mai.

Sergio Casagrande
sergio.casagrande@gruppocorriere.it
Twitter: @essecia

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