Lo sfogo di un agricoltore: "I cinghiali mi hanno rovinato la vita"

Tuscania

Lo sfogo di un agricoltore: "I cinghiali mi hanno rovinato la vita"

27.01.2017 - 13:14

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 “Maledetta Riserva naturale mi sta rovinando la vita”, questo l'amaro sfogo di Franco Ricci, agricoltore che conduce un terreno che confina con la Riserva naturale di Tuscania. “Sto valutando la possibilità di farmi promotore di una class action coinvolgendo tanti altri agricoltori che non ne possono più di questa situazione - afferma Franco Ricci - da quando è stata istituita la Riserva naturale di Tuscania, senza aver previsto alcuna misura di contenimento della specie cinghiale, questi suidi hanno avuto una crescita esponenziale. Il riconoscimento dei danni da parte dell’amministrazione provinciale è un palliativo che può essere accettato se si ricorre saltuariamente a questo indennizzo. Non è socialmente, economicamente e moralmente accettabile che la richiesta di danni alle colture causati dai cinghiali debba essere avanzata tutti gli anni e per tutte le colture. La scorsa stagione agricola mi è stato riconosciuto il cento per cento del danno alla coltivazione delle zucchine ma l'indennizzo ancora non si vede. Dei quattro ettari, dove la scorsa primavera avevo impiantato le zucchine il raccolto è stato totalmente distrutto". Questa grave situazione viene lamentata da tutti gli agricoltori che coltivano terreni confinanti o limitrofi alla Riserva naturale. Alcune colture ormai sono state abbandonate, patate, rape da foraggio, mais, di cui sono ghiotti i cinghiali non è più possibile seminarle. “Sono anni che la Coldiretti di cui sono socio - dice Franco Ricci - propone di realizzare un corridoio aperto alla caccia in modo tale da riequilibrare il numero dei cinghiali. Questa proposta è stata giudicata irricevibile. Allora perché non si autorizza un abbattimento selettivo concordato con le associazioni venatorie? Quanto ancora dobbiamo subire prima di provare qualche soluzione?”. Nella Riserva naturale sono stati censiti migliaia di cinghiali, la crescita esponenziale è causata anche dall’immissione di specie che non hanno più alcuna affinità con il cinghiale autoctono, e che partoriscono due volte l'anno mettendo alla luce anche dieci o più piccoli.

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