Arsenico, l'Unicef provinciale dalla parte dei più piccoli: "La salute dei bambini ha la priorità"

Arsenico, l'Unicef provinciale dalla parte dei più piccoli: "La salute dei bambini ha la priorità"

"L’amministrazione deve necessariamente intervenire quanto prima a rendere realmente potabile l’acqua"

11.02.2013 - 17:16

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Anche il comitato provinciale Unicef di Viterbo si esprime in merito all'arsenico, un tema caldo che ancora fa discutere su più versanti. 
La direttiva europea che fissa a 10 microgrammi litro il limite massimo di arsenico consentito nelle acque destinate al consumo umano, è entrata in vigore dal primo gennaio. A partire da questa data, i sindaci hanno dovuto emettere ordinanze di non potabilità dell’acqua erogata laddove è rilevato un superamento della soglia minima consentita. Una situazione, questa, che ha comportato e comporta ancora inevitabili disagi ai cittadini fino a che non entreranno in funzione i dearsenificatori.

La salute dei bambini ha la priorità "Se la salute individuale è un diritto costituzionale, quella dei bambini ha indubbiamente priorità - scrivono dal comitato provinciale - la convenzione sui diritti dell’infanzia, tra i suoi principi fondamentali prevede, appunto, che in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino deve avere la priorità (art. 3). E purtroppo la situazione problematica c’è. La questione dell’acqua contaminata e quindi non potabile dove la concentrazione di arsenico nell’acqua è superiore a 10 microgrammi litro e quella dei fluoruri a 1,5 microgrammi, è un problema grave che incide sulla salute di tutti i cittadini e peggio ancora, su quella dei più piccoli, che si trovano ad assimilare (attraverso l’utilizzo diretto, la cottura degli alimenti e l’uso personale) acqua contaminata, non solo nelle proprie abitazioni, ma anche nelle scuole. Le autorità devono provvedere con qualsiasi mezzo ad approvvigionamenti idrici sani, al fine di garantire non solo un diritto costituzionale di ogni cittadino, ma, soprattutto, la salute dei bambini. L’amministrazione, che durante il tempo di proroga concesso alla Regione Lazio fino al primo gennaio non ha provveduto a risolvere questo serio e grave problema, deve necessariamente intervenire quanto prima a rendere realmente potabile l’acqua. In primo luogo c’è sempre la salute dei più piccoli".

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