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Domenica 26 Febbraio 2017 | 11:02

Elicotteri militari in volo sulla riserva. Sono autorizzati?

La zona attorno al lago di Mezzano patrimonio ambientale. I testimoni: "Un atto inutile e dannoso per gli uccelli"

Elicotteri militari in volo sulla riserva. Sono autorizzati?

La zona del lago di Mezzano, situata tra Valentano e Latera, offre alcuni dei migliori scorci paesaggistici della Tuscia. Il lago si trova al centro di una riserva faunistica di oltre 800 ettari, che ospita numerose specie aviarie protette, motivo per cui il sito è tutelato da precise regole che, tra l’altro, vietano il passaggio di velivoli a bassa quota. Una norma che, stando alla testimonianza di alcuni volontari del servizio civile, i velivoli militari hanno, in tempi recenti, placidamente ignorato. “Qualche giorno fa mi trovavo con alcuni colleghi del servizio civile a percorrere le rive del lago di Mezzano- dichiara Davide Posté -per controllare lo stato di conservazione di questo meraviglioso sito Natura 2000. Un luogo importantissimo per la Tuscia, in quanto tappa fondamentale per moltissime specie di avifauna migratoria durante i loro lunghi viaggi tra un continente e l’altro. Dopo aver percorso per intero il perimetro del lago, ci siamo avvicinati alla zona palustre dove nasce il fiume Olpeta, zona all’interno di un Sic (sito di importanza comunitaria protetto dalla direttiva Habitat 92/43/Cee, con codice IT6010012, ndr) e quindi sottoposta a numerosi vincoli per la tutela e la protezione sia del paesaggio che della fauna e della flora selvatica. Tra queste tutele vi è anche il divieto di sorvolo da parte di qualsiasi velivolo a motore e non, tranne per quelli di soccorso e quelli con autorizzazione, la quale deve essere rilasciata dall’Enac. E guarda un po’ cosa succede davanti a noi ?Un bell’elicottero dell’esercito si mette a volteggiare sopra il lago, facendo evoluzioni e manovre complesse in evidente fase di addestramento, il tutto a quota bassissima, massimo 50 metri dal suolo, tanto che ad un certo punto atterra e si rialza ripetutamente, spaventando un nutrito gruppo di folaghe e un paio di aironi, i quali prendono il volo e spariscono”.

Servizio integrale nel Corriere di Viterbo del 13 gennaio
a cura di Alessandro Bruni

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