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Domenica 22 Gennaio 2017 | 02:37

Ecco le indicazioni del Comune su come usare e non usare l'acqua non potabile causa arsenico

Anche a Viterbo un'ordinanza di non potabilità entrata in vigore oggi

Ecco le indicazioni del Comune su come usare e non usare l'acqua non potabile causa arsenico

Arsenico nell’acqua, anche il Comune di Viterbo ha emesso l’ordinanza che entra oggi in vigore. “L’acqua erogata al consumo umano tramite pubblico acquedotto non è utilizzabile per gli usi contemplati dall’art. 2, comma 1 del D.L.vo 31/2001 – si legge nel provvedimento firmato dal sindaco Marini che annulla e sostituisce la precedente ordinanza n. 112 del 12 settembre 2011 -. Circa gli utilizzi e le limitazioni d’uso riferite al consumo di acqua contenente concentrazioni di arsenico superiori ai 10 microgrammi per litro e fluoruri superiori a 1,50 milligrammi per litro, si fa riferimento alle note rivolte alla cittadinanza a firma Ausl e Ato”.
In termini pratici, nelle zone dove si superano tali parametri, sarà fatto divieto d’uso potabile, divieto d’uso per cottura, reidratazione e ricostituzione di alimenti, divieto d’uso per preparazione di alimenti e bevande (escluso lavaggio frutta e verdura sotto flusso d’acqua e utilizzando acqua potabile per l’ultimo risciacquo), divieto d’uso per pratiche di igiene personale che comportino ingestione anche limitata di acqua (lavaggio denti e cavo orale), consentito uso dell’acqua per igiene personale (es. doccia) tranne nei casi di presenza di specifiche patologie cutanee (eczema, patologie cutanee a rischio anche di tipo evolutivo o degenerativo), divieto d’impiego da parte delle imprese alimentari. Tra gli  usi consentiti rientrano invece le operazioni di igiene domestica (lavaggio indumenti, stoviglie e ambienti), lo scarico del wc e gli impianti di riscaldamento.
Il tutto fa seguito alla scadenza improrogabile delle deroghe concesse dalla Regione Lazio relativamente all’erogazione di acqua destinata al consumo umano contenente concentrazioni di arsenico e fluoruri superiori ai limiti stabiliti dal già citato decreto legislativo 31/2001.
Sempre in base a tale decreto, sotto il profilo giuridico amministrativo, l’acqua è conforme solo se risulta avere una concentrazione di arsenico inferiore o uguale a 10 microgrammi per litro e fluoruri inferiori a 1,50 microgrammi per litro.
Nell’informativa agli utenti, sottoscritta dalla Provincia di Viterbo lo scorso 28 dicembre e allegata all’ordinanza n. 132, si precisa che “non sono mutate le caratteristiche delle acque captate e che la presenza di arsenico e di fluoruri è di natura geologica, ma sono scaduti i termini di deroga che permettevano un parziale uso delle acque distribuite a fini potabili. La mancata concessione di ulteriori periodi di deroga da parte della Commissione europea ha imposto di riadeguare i piani di intervento, prevedendo la realizzazione immediata di impianti di trattamento locali. La Regione Lazio - si legge ancora nell’informativa – ha in corso di esecuzione tali impianti di trattamento che permetteranno di riportare nei parametri di legge tutte le acque destinate al consumo umano aventi concentrazioni di arsenico superiore a 20 microgrammi per litro (Prima Fase) ed ha avviato le procedure per realizzare gli impianti di trattamento per le acque destinate al consumo umano con concentrazioni ricomprese tra 10 e 20 microgrammi per litro (Seconda Fase). La stessa Regione Lazio prevede di ultimare gli impianti di Prima Fase entro il 30 giugno 2013 e quelli di Seconda Fase entro il 31 dicembre 2014”.
Sulla base dei principi di massima precauzione e considerati i rischi che potrebbero derivare dell’interruzione totale dell’attuale approvvigionamento idrico nelle zone interessate, ogni Comune emanerà apposita ordinanza sindacale, con efficacia a partire dal 1 gennaio 2013 per un periodo di tempo il più possibile limitato e comunque non oltre le due scadenze stabilite in base alle due fasi.
“Il 2013 si apre nel pieno dell’emergenza arsenico – ha commentato il sindaco Marini non appena sottoscritta l’ordinanza -: emergenza che non è saltata fuori all’improvviso, ma è frutto di anni di inerzia e incapacità amministrativa da parte dell’asse di centro sinistra Provincia-Regione. La problematica si trascina infatti dal 2006, mai però si è pensato di affrontare e, figuriamoci, gestire, quella che stava diventando una vera e propria emergenza.
Solo nel 2011 finalmente la giunta regionale Polverini ha stanziato i fondi per combattere questo problema che interessa  gran parte dei comuni laziali. In questo intervento rientra anche il finanziamento dei nostri quattro dearsenificatori, due dei quali in funzione da qualche mese. Gli altri due saranno attivati a breve. Era inevitabile quest’ordinanza. Come sindaco, dovendomi attenere alla normativa vigente, non posso far altro che uniformarmi a quanto stabilito dalla Regione e dall’Istituto Superiore di Sanità”.

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