Cerca

Martedì 21 Febbraio 2017 | 08:28

Sempre più le scuole che proclamano lo stato di agitazione

In atto al Vanni, al Meucci di Ronciglione e al Buratti di Bassano Romano e cresce il numero delle adesioni. La protesta continuerà fino al 24 novembre

Docenti, collaboratori scolastici, bidelli e dipendenti di segreteria sul piede di guerra: per loro il futuro nel mondo della scuola potrebbe rivelarsi una chimera. “Dove è passata la spending review non cresce più neanche l’erba”, affermano con sarcasmo i sindacalisti di Cgil e Cisl. “Se la sanità è in crisi nera, la scuola non sta certo meglio” gridano i rappresentanti del personale Ata che da tempo hanno inviato delle lettere ai vari istituti scolastici in cui chiedono di sospendere tutte le attività collaterali. Una chiamata alle armi che non è passata inosservata tant’è che cresce di ora in ora il numero degli istituti che aderiscono all’iniziativa, bloccando tutto ciò che non è strettamente previsto dal contratto oltre a dichiarare lo stato di agitazione. Uno di questi è l’istituto comprensivo Vanni di Viterbo che riunitosi in assemblea lo scorso 6 novembre ha stilato un documento di condanna al decretodi stabilità proposto dal Governo.


Notizia integrale nel Corriere di Viterbo dell'11 novembre

Più letti oggi

il punto
del direttore